Trail Serra di Celano (Quando il gioco si fa duro le Aquile Orange iniziano a volare!!)

di Giuseppe Di Giorgio, 10/08/2010

gruppocelano1

Ciao mie care canotte orange, speravate che non vi tediassi anche nel caldo di agosto eh ma no, non se ne parla mi spiace!!!

Come avrete capito non è che io scrivo resoconti perché faccio gare ma faccio gare proprio per scrivere resoconti (gli esiti di entrambe le attività, come già detto, giudicateli voi).

Comunque dopo circa tre settimane di stop quasi volontario (dico quasi perché il buon Gianfranco mi ha minacciato dopo l’Ultramaratona del Gran Sasso dicendomi “ se non ti fermi un po’ non ti iscrivo più a nessuna gara!” ed aveva ragione, ha troppa esperienza e saggezza per non dargli ascolto, lo ripeto è il mio angelo custode orange) ho deciso di tornare alle gare e naturalmente me ne sono scelta una ad hoc, un bel trail.

Gli ingredienti per una bella giornata ci sono tutti: è una gara in montagna, per di più in Abruzzo (che si è capito che lo adoro?), la distanza è di tutto rilievo, 30 km che essendo un trail valgono circa quanto una maratona su strada almeno per me e dulcis in fundo stavolta gli orange sono tanti, più del solito per questa tipologia di gare e la cosa non può che farmi felice.

Ordunque arrivo verso le 8 di mattina a Celano (io sto a 40 km nel mio paese sulla valle Peligna ma faccio tardi lo stesso, colpa della sagra del vino della sera prima!!!) e mi ritrovo con gli altri orange ovvero: Pietro, Francesco, Elio, Giovanni, Valter, Marco.

La gara è alla prima edizione quindi un’incognita per tutti ma la cosa non ci dà pensiero, la giornata è bella, non troppo calda almeno per il momento, i partecipanti sono poco più di un centinaio, gli organizzatori ci danno un po’ di indicazioni e poi si parte: la gara dovrebbe essere in semi-autosufficienza con massimo tre ristori (per fortuna poi saranno di più), io decido di portarmi solo la borraccia da mezzo litro che riempirò quando potrò, cibo non me ne porto mai; come sempre la speranza è divertirsi e portare la pellaccia a casa (tibia permettendo).

Percorriamo un piccolo tratto di asfalto che ci porta fuori il paese e poi cominciamo ad inerpicarci per i sentieri e qui mi accorgo che progressivamente il nome della gara non è proprio azzeccato; i primi 8 km praticamente sono da skyrace e da kilometro verticale ovvero affrontiamo un dislivello di circa 1000 mt con un percorso veramente duro: è tutta salita, un primo è un sentiero sterrato che poi progressivamente diventa montagna aperta, coperta da un manto d’erba che fa un effetto tipo sabbie mobili in quanto frena l’avanzata (un passo avanti e due indietro), poi si arriva al tratto peggiore, completamente scoperto, tutto roccioso in cui salire diventa un’impresa a quattro zampe.

Più guardo giù e più rimango stregato dal paesaggio che si apre davanti a noi, valli e monti a perdita d’occhio ma guardo anche su e mi prende lo sconforto, la montagna sembra non finire mai come se qualcuno la tirasse per la punta e la allungasse ad ogni nostro passo e le due croci che si intravedono in cima un po’ ci atterriscono, in più si vedono le sagome minuscole in fila di chi sta avanti, sembra un girone dantesco!.

Arrivo in vetta al primo ristoro dopo 8 km, qui mi raggiunge Francesco e come al solito la gara per me passa in secondo piano, correre con un compagno mi fa sempre piacere specie se è dura e da qui proseguiremo praticamente insieme fino alla fine.

Si corre lungo la cresta della vetta, il sentiero a volte è davvero stretto giusto lo spazio per le gambe ed a guardar sotto vengono le vertigini, poi comincia la discesa scomoda come non mai perché il terreno non è roccioso come mi aspettavo ma è di una terra dura e bozzuta che sembra di correre su di un campo di patate.

Segue un tratto in pianura dove approfittiamo per recuperare con passo tranquillo e prosciugando una magnifica fonte di acqua montana (comincia a sentirsi il caldo e la stanchezza) per poi iniziare un’altra salita, stavolta completamente diversa dalla precedente: ci addentriamo in una boscaglia con una vegetazione fittissima dove ogni cespuglio chiude la via formando praticamente un tunnel verde, sembra di stare in amazzonia, a tratti ho anche dei dubbi su dove passare (i segnali non sono molti tanto che in un tratto iniziale alcuni hanno anche sbagliato strada) e Francesco fa da apripista.

Affrontiamo un altro tratto di discesa scoscesa e qui se non fosse stato per Francesco che mi ha urlato a più non posso avrei tirato diritto ad un curva ed allungato, lo ringrazio davvero.

Si sa che in queste gare ti schiaffano sempre una salita alla fine ma qui hanno esagerato, si tratta di un kilometro talmente ripido che sarebbe più facile salire su di uno specchio convesso cosparso di cera, Francesco pronuncia la frase che io nello stesso momento sto pensando “non ce la facciamo nemmeno a finire in 5 ore!”, lo affrontiamo rassegnati e giungiamo all’arrivo.

Siamo davvero esausti ed abbastanza distrutti ma soddisfatti, ci rifocilliamo con cocomero e pasta (io personalmente mi faccio fuori 5 fette ed un piatto da almeno 2 etti e mezzo!): la gara è stata più dura del previsto ed infatti ci sono stati diversi ritirati, ci sono state alcune pecche come la segnaletica e le premiazioni ma il percorso è stato davvero bello.

Faccio i complimenti a tutti i miei compagni, tutti giunti magnificamente al traguardo di questa odissea e spero di ritrovarli ancora in altre occasioni.

Un saluto a quei pochi stoici orange che mi leggono da sotto l’ombrellone, a presto.