Ultramaratona 6 ore nella città di Angizia (Criceto per 6 ore, orange tutta la vita!!!)

di Giuseppe Di Giorgio, 06/09/2010

 

criceto

Ciao canotte,

sicuramente vi mancava leggere un resoconto (mi fischiavano le orecchie, o forse era perché non ne volevate più?!?) e così mi sono rimesso all’opera.

Questa volta ho scelto una gara particolare, un’ultramaratona di durata, un po’ per curiosità – mi piace provare un po’ di tutto – ed un po’ per scommessa – alla 24 X 1 ora di maggio scorso parlando con Giancarlo e Tamara, che ho conosciuto quel giorno, quasi per gioco mi hanno chiesto “hai mai pensato di fare una gara a giri maggiore di un’ora?” – detto, fatto!.

Mi iscrivo quindi all’ Ultra Maratona 6 ore “Città di Angizia”, mi resta comoda come gara, tanto per cambiare è in Abruzzo (così ci scappa pure una puntatina ed annessa mangiatona post-gara al paese dove ho una casa, distante circa 50 km da Luco dei Marsi) e 6 ore è una durata che non dovrebbe darmi problemi.

In realtà ho un solo dubbio, la gara si svolge al centro di Luco dei Marsi, su un percorso di 1,337 km e l’idea di correrci per 6 ore (dalle 14 alle 20) un po’ mi lascia perplesso perché ho paura che mi possa venire la nausea o il mal di testa o che comunque mi annoierò: fortunatamente mi ricrederò su tutti i fronti.

Comunque sabato mattina parto da Roma e con calma e arrivo verso le 11 per ritirare il pettorale (l’organizzazione è ottima perché per chi viene da fuori, volendo nella quota gara è compreso pernottamento in palestra per venerdì e sabato, pranzo, cena e colazione, bombe a mano e tricchetracche); in attesa della partenza mi crogiolo un po’ al sole su una panchina nella piazza centrale, mangio al volo un po’ di pasta, mi cambio e poi mi metto a chiacchierare con un tale di Roseto degli Abruzzi che è alla sua prima ultramaratona e vuole fare la 100 km del Passatore, per me un invito a nozze!

Gli iscritti sono un po’ più di 100, con alcuni che però fanno solo la maratona abbinata, alcune facce sono note, i soliti pazzi che fanno queste ammazzate provenienti un po’ da tutta Italia, magari non conosco il loro nome ma ci unisce questa insana, magnifica passione.

Alle 14 si parte, il tempo è ottimo, sole semicoperto (temo la pioggia che fortunatamente non arriverà) e temperatura ideale, il percorso come detto è corto e con un dislivello davvero minimo e cerco di abituare subito la mente al tipo di sforzo che farò (soprattutto di resistenza mentale) ed alla gestione della gara (anche perché voglio evitare che mi si infiammi nuovamente la tibia); c’è un ristoro unico (acqua e semi per noi criceti, ahem volevo dire acqua, frutta e fette biscottate per noi runners) e l’errore può essere quello di abusarne ad ogni passaggio così mi impongo comunque di rifornirmi solo ogni 5 km (essenzialmente di acqua, a volte sali o coca-cola), come faccio normalmente in gara.

Per le prime ore di gara ho un po’ di difficoltà mentale perché sembra che il tempo non passi mai, riesco a regolarmi (oltre che con il Garmin) anche grazie a due schermi che sono posti al passaggio dell’arrivo: il primo indica il tempo totale della gara (all’inizio quando vedo che mancano ancora diverse ore alla fine un po’ mi abbatto ma cerco di non pensarci), il secondo è collegato al chip che ho e ad ogni passaggio mostra i giri fatti ed i relativi kilometri percorsi.

Effettivamente a tratti un po’ si perde di lucidità perché non capisco chi sto doppiando e chi mi doppia, visto che in continuazione incontro le stesse facce (in un punto si corre anche in parallelo ed ho l’impressione di essermi doppiato da solo!), ma ho sempre l’occasione di affiancarmi a qualcuno e scambiare due chiacchere per far passare il tempo, che è la cosa più importante.

Come in tutte le gare che faccio non ho l’assillo di chissà quale prestazione ma cerco solo di dare il meglio che posso senza distruggermi più di tanto: la certezza è una sola, comunque vada arriveremo tutti insieme!.

Giunto a metà gara, dopo 3 ore, mi rendo conto che le mie previsioni erano tutte sballate: non mi sto annoiando anzi mi sto divertendo molto ed al fatto di ripetere lo stesso giro non faccio più caso (i commenti che faccio con chi corre e gli incitamenti della gente aiutano molto); viceversa capisco che la gara è dura come tutte le altre perché se è vero che 1,337 km non sono una distanza enorme, ma ripeterli per 6 ore si fa sentire ed anche i piccoli dislivelli presenti dopo 4 ore mi portano a rallentare il passo così come avviene in una gara normale.

Dopo il giro di boa di metà gara il tempo mi sembra scorra più velocemente ed arrivo verso gli ultimi 30 minuti di gara; a questo punto danno a ciascuno un adesivo che riporta il numero di pettorale con le seguenti istruzioni: ci sarà un primo sparo a 10 minuti dalla fine ed un secondo che decreterà la fine della gara, momento in cui ci si dovrà fermare in qualsiasi punto ci si trovi ponendo l’adesivo in terra per permettere di misurare la distanza residua oltre il traguardo che non può essere misurata dal chip.

Naturalmente ho la fortuna di passare nel punto e nel momento in cui viene dato il primo sparo che però sparo non è ma è un megabotto (c’e davvero il tricchetracche allora!) tipo quelli di capodanno che mi rintrona (se mai ce ne fosse bisogno) e rende sordo per gli ultimi giri; danno il secondo sparo poco dopo che ho superato il traguardo per l’ultima volta: alla fine ho coperto poco più di 57 km per 43 giri (cavolo per 700 mt non ho preso il premio di categoria, sono un pigrone!).

Sono abbastanza soddisfatto, stanco e felice, anche questa volta ne è valsa la pena, anche questa volta mentre correvo pensavo “chi me lo fa fare” ed alla fine come sempre mi sono detto “quando è la prossima?”.

Un saluto a tutti voi, che nel leggere queste righe dimostrate più resistenza di me nel correre, a presto!