Ultratrail I pionieri del Gran Sasso (L’uomo e la montagna: l’eterna sfida!)

di Giuseppe Di Giorgio, 29/09/2010

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Mie care canotte, come al solito quando ho l’occasione di fare una belle gara ci scappa anche il relativo resoconto e così mi accingo a raccontarvi come è andata la mia esperienza all’Ultratrail “I pionieri del Gran Sasso” in quel di Castel del Monte (eh sì sto sempre lì!).

Lo scorso anno non ho partecipato alla prima edizione per problemi fisici quindi ora non me la potevo lasciare scappare; la gara si presenta interessante e fattibile: un trail di 56 km, dislivello positivo di 1680 mt., solo 4 ristori (quindi in semi-autosufficienza), partenza alle 7 di mattina, tempo massimo 10 ore e cancello orario al km 25 (da raggiungere entro 3 ore e 30 quindi bisogna correre perché per ora pare che i telecomandi per aprire questi cancelli non si trovino!!!).

Orbene come sempre affronto la gara nelle migliori condizioni, cioè per cause varie vado a dormire all’una e 30 di sabato e ho la sveglia alle 3 e 30!; mi alzo e cerco di rianimarmi con una cascata di acqua sul viso, allo specchio vedo una sagoma che mi dice “ma ‘ndò vai così conciato, stattene a letto”!, siccome la faccia è poco raccomandabile (anche se mi ricorda qualcuno..) non le do retta, mi vesto e parto alla volta dell’Abruzzo (fortunatamente la sacca l’ho fatta il giorno prima altrimenti rintronato come sono è capace che invece di canotta e pantaloncini mi porti invece il costume di carnevale).

Fuori è buio pesto, in auto per rimanere sveglio metto lo stereo talmente alto che gli acari della mia tappezzeria mi denunciano per schiamazzi notturni e disturbo della quiete domestica; arrivo a Castel del Monte alle 6 e 15 ed è ancora buio, in più siamo sotto i 10 gradi di temperatura; nella piazza del paese c’è già “lo sceriffo” (il grande Elio “the legend”) che si appresta allo scontro a fuoco (con la montagna) e pochi altri pazzi.

Dato il clima e il pericolo di pioggia mi metto una maglia a manica lunga sotto la canotta Orange, e mi carico il necessario per sopravvivere, marsupio e camel bag con acqua, viveri, un k-way, sono bardato come un casco blu dell’ONU e carico come un asino; ok vi risparmio la battuta, la faccio io: sembro una asino blu dell’ONU!.

Alla partenza apprendo che siamo meno di 100, gli orange si contano sulle dita della mano di ETA BETA (l’amico extraterrestre di Topolino, vi ricordate come ha le mani???), siamo io, Elio e Marco, per me una new entry dato che non ci ho mai corso insieme ed avrò occasione di conoscerlo.

Ore 7 si parte, il cielo è nuvoloso e minaccioso ma fortunatamente Giove pluvio ci risparmia le sue saette, in compenso il suo collega Eolo si dà da fare e ci allieta con un antipatico vento fresco e contrario al senso si marcia che ci flagella per tutta la gara; un piccolo tratto di asfalto ci porta fuori dal paese e poi ci addentriamo per sentieri.

Mantengo un passo tranquillo per non consumare le poche energie che ho, siamo pochi ma comunque raramente mi ritrovo da solo, c’è sempre qualcuno che raggiungo o che sopravviene con cui scambio quattro chiacchere e la cosa mi fa piacere.
Il percorso è una serie di saliscendi non molto esasperati e quindi non mi creano molti problemi, come sapete io sono un “tapascione osservante” e quindi non ho ritmi alti, mi accontento di godermi lo spettacolo e qui ce ne è in abbondanza (valli e monti, io, il vento ed il profumo della natura per il resto solo magico silenzio), qui la prova non è contro gli altri ma con te stesso e la montagna: qui si conoscono i propri limiti e se si può si prova a superarli, anche di poco; in ogni casi è un’esperienza unica.

Dal km 20 la stanchezza dovuta al poco sonno un po’ si fa sentire e quindi alterno fasi più calme a ritmi un po’ più veloci, si sale (oh se si sale, uso mani e piedi) verso Rocca Calascio, come già detto uno spettacolo maestoso e suggestivo che ripaga della fatica, il vento sferza il punto del ristoro e rende difficile anche abbeverarsi; sosto qualche minuto e riparto subito per un tratto in discesa che mi consente un po’ di riposo (sempre relativo però perché le discese per me sono impegnative quanto la salita e la fatica c’è comunque).

 

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Al km 30 mi raggiunge Marco e da qui cominciamo un amichevole tira e molla nel raggiungerci e superarci, che durerà fino alla fine, durante il quale scambiamo impressioni e commenti; qui capisco che Marco ha stoffa da vendere, ha un passo eccellente e non dà segni di fatica, mi impressiona davvero.
I ristori previsti sono davvero al minimo, acqua , thè e qualche biscotto, io consumo il minimo per reintegrare le forze spese e non mi ci soffermo oltre.

Verso il km 40 ci addentriamo in un canyon vero e proprio, il terreno è fatto da una sorta di sabbia grigia (derivante dal passaggio di un corso d’acqua che al momento è in secca ma non vorrei essere qui in pieno inverno) che un po’ rallenta l’avanzata, lo scenario è incredibile, sembra un film, vedere le sagome dei podisti sparse per questo canalone lascia a bocca aperta.
Intanto la stanchezza si fa sentire sempre più, il saliscendi comincia a presentare il conto, il femorale ed il quadricipite sinistri cominciano a litigare tra di loro dato che entrambi vogliono lasciarsi andare ad un crampo e non si mettono d’accordo; fortunatamente fanno pace e mi causano solo un fastidio (che mi porto fino alla fine) che cerco di tenere sotto controllo moderando il passo.

Verso il km 50 c’è naturalmente il regalo finale ovvero sia un simpatico picco che sembra la scalinata del Campidoglio, solo che è più in pendenza, è di roccia e bello lungo; lo affronto come posso (cioè moooooolto piano, talmente sono lento che sembra che io stia fermo e che la montagna scorra sotto di me); di qui passo al tratto finale, una discesa stretta e pietrosa che non è di certo meglio del tratto precedente ma supero anche questa, poi tratto finale per le vie del paese fino a giungere alla piazza dove, come sempre, mi accoglie il sorriso di Gianfranco.

E’ stata una splendida traversata di 7 ore e 15 minuti, faticosa ma quello che mi lascia dentro mi ripaga come sempre e mi fa venire la voglia di tornarci.
Bene come sempre il resoconto batte in lunghezza la gara, quindi cerco di non svegliarvi dal sonno che vi ha procurato la sua lettura: a presto!

 

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