Maratona di Pescara (Non ci resta che correre!!! finchè c’è suola c’è speranza)

di Giuseppe Di Giorgio, 19/10/2010

 

gruppopescara

Miei cari orange, si voi due o tre che ancora vi ostinate a leggermi, dai che a natale vi faccio un regalo, “che smetti di correre?” direte voi, no vi rispondo io!, “smetti di scrivere?”, noneeeee, in realtà pensavo appena possibile di comprarmi una microcamera da portarmi in gara per fare il commento in presa diretta, così altro che la Corazzata Potemkin o Tora, Tora, Tora!

Comunque bando alle ciance, nelle prossime righe (qualche milione!!!) vi narro di quel che ho vissuto domenica scorsa; indovinate dove sono stato?, inizia con la A…., Alaska? no, Andorra?, nemmeno: ma naturalmente in Abruzzo tanto per cambiare (prima o poi ci devo andare direttamente di corsa) per partecipare alla maratona di Pescara detta la D’Annunziana; la stagione podistica volge verso la fine, io ultimamente sto facendo qualche gara ma in mezzo alla settimana corro di meno per far riposare le piante dei piedi che (chissà perché…) mi danno un po’ fastidio; le piante vanno annaffiate e concimate direte voi, ci ho provato ma non è successo nulla quindi ho optato per una diminuzione degli allenamenti.

Questa volta per evitare alzatacce parto dal giorno prima per pernottare dove ho casa a circa 50 km da Pescara ma è tutto vano, vado comunque a dormire a mezzanotte ed alcuni simpatici giovincelli hanno la bella idea di fare una festa sul colle di fronte casa mia con musica sparata a decibel proibiti fino alle 2 di notte ed io ho la sveglia alle 5, vabbè tanto ci sono abituato.

Mi preparo e nella solita sacca metto molte maglie dato che le previsioni dicono che si abbasserà la temperatura e che potrebbe piovere; esco fuori non fa freddo ma è buio pesto ma così pesto che con tutto questo pesto ci uscirebbe un bel piatto di pasta.

Parto con calma ed arrivo a Pescara poco prima delle 7, è ancora buio ed il cielo è sovrastato da un immenso nuvolone nero tipo apocalisse che non fa presagire nulla di buono, mi reco a Piazza della Rinascita (meglio nota come Piazza Salotto), c’è solo lo staff che ultima i preparativi, ritiro il pettorale e gironzolo, chiacchiero con altri atleti nell’attesa di incontrare i miei compagni che sono: Stefano, Giuseppe, Francesco e l’amico Franco, tutti superatleti di grande esperienza, ma soprattutto tutte persone simpatiche con cui mi diverto molto.

All’arrivo del resto della pattuglia orange si salutiamo e discutiamo della giornata, fortunatamente le previsioni non ci azzeccano e le nuvole spariscono, complice una leggera brezza marina piacevolissima, esce un sole magnifico in un cielo limpidissimo, che ci regala una giornata stupenda con temperatura settembrina perfetta.
Dal buon Fubelli apprendo che il percorso è sulla distanza della mezza maratona da ripetere due volte, la cosa non mi esalta ma non mi faccio problemi (alla fin fine il mese scorso ho corso per 6 ore su un percorso di 1 kilometro quindi..) ; i megafoni annunciano che ci sono più di mille iscritti ma circa l’80% corre solo per la mezza maratona, quindi alla fine saremo pochi; riusciamo a fare una veloce foto di gruppo e ci avviciniamo alla partenza che avviene alle 9 e 30.

Come sapete la mia fede di tapascione mi impone di rispettare i tre comandamenti che mi sono dato ovvero: 1) Divertiti; 2) Riporta a casa la pellaccia; 3) Se puoi migliora; dei primi due sono convinto osservante, sul terzo mi devo ancora applicare.

Il via è come detto da Piazza Salotto, da qui percorriamo le vie interne passando per la zona dietro al porto che ci porta nella zona della città che si trova alla destra di esso, percorso ben segnalato con passaggio vicino lo stadio, sconfiniamo giungendo fino a Francavilla; da qui prendiamo il lungomare (non vedevo l’ora) che ci riporta di nuovo a Pescara, al km 10 c’è il passaggio sul nuovo ponte che collega i due lati del canale del porto, veramente bello e suggestivo: mi fermo al ristoro dove c’è un gruppo di musicisti che suona qualcosa misto tra taranta e ballo popolare, non resisto e mi metto a fare un po’ di ballo mentre mi abbevero (è vero eh, mi è testimone Francesco Proietti che mi dice: “voglio vedere se quando ripassiamo al secondo giro avrai la forza di rifarlo”), la gente intorno muore dalle risate (so che qui i puristi podisti storceranno giustamente il naso ma vi ripeto a me piace solo correre e stare in mezzo alla gente, un minuto che perdo per farmi due risate non mi cambia il risultato, tanto ho sfruttato il tempo del ristoro).

Con Francesco percorriamo insieme i primi 15 km poi ci separiamo; la cosa che mi dispiace è che non mi sembra una gara molto sentita dalla gente del luogo, lungo le strade dove passiamo non si fa tanto caso a noi.

Il percorso continua sul lungomare e la tentazione di mollare tutto e farsi un bagno è veramente forte (anche perché qui ci ho passato l’estate, correre con l’azzurro del cielo ed il blu del mare è veramente bello), sconfiniamo ancora ed arriviamo a Montesilvano dove c’è un giro di boa che ci fa ripercorrere il lungomare in parallelo rispetto a quanto fatto fino ad ora così che si corre praticamente vicinissimi ma in senso opposto.

Segue un altro tratto nelle vie interne della città (siamo tornati a Pescara) con passaggio al traguardo della mezza maratona dopo il quale avviene una cosa per me singolare (almeno per una maratona): come detto la maggior parte degli atleti si è fermata qui ed ora mi ritrovo per un tratto addirittura a correre da solo!, incredibile davvero (ah in questa fase incontro fresco, riposato e già cambiato il grande Fabio che si è cimentato sulla mezza distanza, naturalmente alla velocità della luce, ci salutiamo al volo).

Il giro quindi inizia nuovamente sui tratti già percorsi, ma aumenta il caldo e la fatica, verso il km 30 c’è di nuovo il passaggio sul ponte e quindi mi appresto a fermarmi al ristoro pronto per ripetere il ballo ma il gruppo ahimè non c’è più: da qui rallento un po’ l’andatura, arrivo quasi al ristoro successivo verso il km 35 (sempre sul lungomare) dove da lato opposto (quello in parallelo) incrocio Franco che sta naturalmente avanti di molto e che mi urla “è finita l’acqua!”.

Spero di aver capito male ma è proprio così perché al ristoro l’acqua non c’è davvero (qui una pecca dell’organizzazione, nei ristori hanno messo tutte bottigliette da ½ litro che sono andate sprecate visto che solitamente chi si disseta ne usa solo la metà e il resto la butta per terra per non portarsi il peso, sarebbe stato meglio fare solo bicchieri); fortunatamente dietro al tavolo dello staff c’è una fontanella ma c’è un problema, è abbastanza bassa (si lo so che non sono una cima ma per come ho le gambe ora anche il minimo piegamento mi riesce difficile) e dico ad alta voce “e mò come faccio?” una ragazza che sta seduta sul muretto vicino si fa una risata anche perché per bere mi contorco e piego in modo così buffo che sembra stia ballando Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky!.

Ormai mancano pochi chilometri e proseguo al meglio che posso fino a giungere all’agognato traguardo, tutto intero e divertito come previsto, ritiro il pacco gara, usufruisco di un piatto di pasta (in realtà una ciotola e non ci sono nemmeno tavoli per sedersi, altra pecca a mio avviso), mi siedo su un muretto e mentre mi rifocillo sento dal megafono che stanno facendo le premiazioni: se non vado errato riecheggiano i nomi di Strefano e l’altro Giuseppe.

Bene, questo è quanto miei cari, complimenti a tutti i miei compagni di avventura, come sempre tenaci e battaglieri.

Alla prossima!