Ultramaratona della Pace (Chi non zoppica si rilegge!!!!)

di Giuseppe Di Giorgio, 17/01/2011

 

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Knock, knock… c’è nessuno? Dai lo so che ci siete, non vi nascondete dietro la canotta orange, alla fin fine vi ho lasciati in pace per qualche mese ed era tempo che tornassi a scribacchiare qualcosa no? No eh, vabbè io scrivo lo stesso e poi non è colpa mia ma della mia canotta orange che da dentro l’armadio ultimamente ha cominciato a lamentarsi dicendo “e allora, che dovemo da fa? Mi vuoi far ricoprire di polvere qui dentro? Guarda che se non mi porti da qualche parte cambio proprietario eh!!!”; al che io le ho risposto “ a parte il fatto che vorrei vedere chi ha il coraggio di accattarsi una come te, una canotta consumata e rompiscatole che vuole sempre andare a fare gare in posti strani, comunque non preoccuparti stavo giusto meditando una sgambetta quindi preparati che si parte”.

Eh si dopo due mesi di stop assoluto a causa di qualche problemuccio fisico, ad inizio gennaio ho ripreso ad allenarmi (si fa per dire) e visto che bene o male mi ero ripreso ho deciso di fare un test per capire cosa fosse rimasto di me; consulto i sacri testi (ovvero il calendario IUTA) e mi scelgo una gara che sembra simpatica, un’ultramaratona (si lo so non ho mezze misure io) di 48 km in quel di Bagnacavallo; praticamente dietro l’angolo a 450 km da Roma ma come dir di no, sul sito hanno scritto che ai ristori daranno la Coca-Cola ed io ci vado pazzo quindi mi sembrava un buon motivo (scherzo eh, è che mi andava di farmi un lunghetto come piace a me).

Quindi mi iscrivo, sabato 15 faccio i bagagli e dopo pranzo parto, mi sciroppo tutti i 450 km di filato senza sosta ed arrivo prima di cena; su indicazione degli organizzatori ho preso alloggio presso un antico collegio francescano adibito ora ad ostello, veramente caratteristico, la mia stanza anticamente era una cella dei frati, soffitto basso con volte, sbarre alle finestre (penso tra me e me, ma che devo fare pure penitenza stasera? non basta il supplizio che mi sono scelto per domani?).

All’entrata dell’ostello ci sono altri atleti, so che si è iscritto Mario Fattore (già campione del mondo della 100 km) ed Ivan Cudin che incontro e saluto (vincitore della Spartathlon 2010, non so se mi spiego) e penso tra me e me “ma che ci faccio io qua con questi mostri sacri?” la risposta è sempre quella: vivo la mia passione, faccio il meglio che posso, visto che i campioni ci sono già io posso concentrarmi per divertirmi no?!!.

Il paese offre poco come attrattive (ho chiesto al tizio della pizza al taglio che era di fronte se ci fosse qualche locale e lui con uno sguardo tra l’allibito ed il divertito mi fa: “locali?, qua? naaaaa!); ok tanto non posso comunque fare tardi e dopo una cena veloce e qualche chiacchera con altri atleti (in tutto dovremmo essere circa 150 la maggior parte sono del nord Italia, al massimo, Toscana o Marche, di Roma mi pare siamo tre o quattro) mi ritiro nella cella.

Domenica mattina mi sveglio prima delle 7, una veloce colazione, mi preparo e con gli altri andiamo in auto verso la frazione di Traversara, luogo della partenza fissata per le 9; la temperatura è di 5 gradi e c’è un nebbione fitto: entrambe queste condizioni perdureranno per tutta la gara, sigh, il sole non lo vedremo mai tanto che una signora dopo ci dirà: “il sole, si, qui lo abbiamo solo ad agosto!”.

Arrivo ritiro il pettorale e mi sistemo, siccome fa freschetto sotto la canotta mi metto una maglia a maniche lunghe, pantaloni rigorosamente corti (so correre solo con questi); il pacco gara non è ricco, un paio di ghette da trail, ma fa nulla non sono qui per questo; apprendo (non c’era scritto sul sito) che i 48 km consistono nel completare 5 giri di poco più di 9 km sulle sponde del fiume Lamone, avrei preferito in percorso in linea ma per me va bene, anzi con il fatto che comunque per me è un test di rientro alla gare è anche meglio perché se dovessi avere problemi siamo comunque vicini all’abitato.

Ore 9, si parte il percorso è così strutturato: dobbiamo correre sugli argini laterali del fiume Lamone, ovvero dei crinali larghi quanto basta per far passare un mezzo a motore con le pareti scoscese su entrambi i lati, il terreno è erba, terra battuta e fango (così se scivoli ti fai un volo di qualche metro e da un lato finisci nel fiume a congelarti, dall’altro finisci nell’orto di qualche contadino in mezzo alle rape); la gara è classificata come trail ma effettivamente non lo è dato che i dislivelli sono davvero minimi (ed infatti ho messo le scarpe normali), si passa da una sponda all’altra passando su due ponti, non ci sono segnalazioni kilometriche e per me è meglio dato che mi snervano, i ristori sono ben posizionati e adeguatamente forniti (acqua, sali, thè, Coca-Cola, frutta secca e fresca, biscotti, etc.).

Oggi più che mai me la prendo con calma, non posso rischiare esagerare e di infortunarmi di nuovo ma comunque cerco di mantenere un’andatura accettabile (almeno per me, tanto lo sapete, veloce non sono e non mi pongo il problema), all’inizio, con tutto che indosso dei guanti, ho dei problemi alle mani che mi si ghiacciano (è un difetto che io ho, non mi si scaldano mai, sarà come dice il detto che ho il cuore caldo ed alla fine è con il cuore che si corre no? è anche il simbolo del nostro gruppo!).

Subito ci si distanzia tra i vari partecipanti così che mano a mano che si va avanti mentre corro su una sponda vedo i più veloci che stanno avanti e che in parallelo corrono sull’altra, al km 22 mi supera (ovvero mi doppia) Ivan Cudin, è incredibile, ha un polpaccio grande come la mia coscia! tira come un treno e sparisce tra la nebbia, lo rivedrò solo alla fine di tutto.

Proseguo la mia corsa fermandomi ai ristori quel tanto che basta per un sorso di acqua (si lo ammetto anche di Coca-Cola), sono partito con un ritmo tranquillo ma costante, al km 30 sono un po’ affaticato ma comunque non ho grossi problemi, mi concederò giusto qualche minimo rallentamento ogni tanto per non sforzare il piede destro, l’aria fresca (oh come è fresca) aiuta a restare belli svegli ed attivi.

Ormai sono oltre la metà gara e ciò mi rincuora, l’ultimo giro cerco di recuperare un po’ il tempo che ho perso con i rallentamenti precedenti e riesco a superare anche qualcuno (un opossum, due papere ed un rospo!, scherzo qualche atleta riesco davvero a passarlo anche io ma non è che mi interessi); arrivo sul ponte alla fine del quale c’è la giuria che mi ferma e mi consegna la medaglia della gara (una medaglia buffa, è in plastica ma se si uniscono i due capi del filo che la regge si illumina!!! che roba); alla fine dovrei averci messo 4 h e 48 m più o meno, comunque sono soddisfatto perché non ho avuto (fatemi incrociare le dita non si sa mai) ripercussioni fisiche, proprio come speravo.

Faccio la doccia e poi cerco il ristoro post-gara ma o sono io che sono arrivato troppo tardi e si sono mangiati tutto o cibo non lo avevano previsto dato che trovo solo pane ed olio (vabbè non sono venuto per magnà ma almeno qualcuna delle 3200 calorie che secondo il Garmin ho perso me le volete far riprendere?, no eh, vabbè).

Bene questo è quanto, come avrete notato il vizio di dilungarmi non l’ho perso, chiedo venia, ci sentiamo, se lo vorrete, prossimamente.

 

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