Ultramaratona sulla sabbia (Tutti al mareeeeeee, tutti al mareeeeeeeeeeeeeeee!)

di Giuseppe Di Giorgio, 14/02/2011

digiorgiopicc

 

Ecco qua voi direte, questo oramai oltre all’acqua ed ai sali minerali si è bevuto anche il cervello visto che parla di mare a febbraio; avete ragione ma c’è una spiegazione per tutto e ve la do subito.

Dopo aver dato un’occhiata al nostro fantastico sito (che non mi stancherò mai di dirlo, è spettacolare) avevo visto che il potente esercito orange si apprestava a schierarsi con tre reggimenti in altrettanti campi di battaglia ovvero Bracciano, Ostia, Collatino (a proposito complimenti davvero a tutti, imprese epiche siete stati tutti grandi); al che mi sono detto, “bè visto che a faticare ci pensano già gli altri io mi do al relax e me ne vado al mare, oh!”.

Quindi mi preparo i bagagli con tutto quello che mi serve per tale scopo ovvero, costume, paletta, secchiello, e formine per la sabbia; vi assicuro (giurin giuretta) che è un puro caso che nel luogo da me scelto, San Benedetto del Tronto, nel week end fosse prevista una simpatica ultramaratona di 50 km sulla sabbia: vabbè diciamo la verità è che io soffro di sdoppiamento della personalità, da una parte c’è Dr. Marathon, tipo tranquillo che ama correre senza esagerare, ma dall’altra c’è Mr. Ultra che di sale in zucca ne ha davvero poco ed a cui piace correre all’infinito in ognidove senza sosta (quest’ultimo, come avrete capito, di solito prende il sopravvento). Scusa poco credibile eh, vabbè tanto ogni volta ve ne troverò sempre una altrettanto improbabile che vi propinerò.

Comunque andiamo avanti, ho la fortuna di poter essere ospitato nella vicina Alba Adriatica che dista circa 13 km da San Benedetto del Tronto e quindi il sabato prima della gara parto con calma, mi faccio 200 km in auto e all’arrivo di pomeriggio mi reco al ritiro pettorali presso il lungomare.

 

digiorgiobig

Torno poi ai miei alloggi e passo una magnifica serata con una cena per me propedeutica alla gara, una fantastica pizza salame piccante e funghi, alla faccia di ogni più sano principio alimentare.

La notte un po’ sono pensieroso (ma in generale io dormo sempre poco) perché come al solito ho un po’ di paura: non ve lo avevo detto? io ho sempre un po’ di paura prima delle gare (di qualsiasi gara, anche di 1 km), non terrore intendiamoci, è quella che io chiamo paura positiva e che vi spiego: personalmente mi posso preparare all’infinito per una corsa, studiare percorso, etc., etc. ma il giorno della gara non saprò mai che tempo farà, come starò fisicamente e mentalmente fino a che non mi ci troverò e quindi ciò mi fa concentrare al massimo per sopperire ad eventuali imprevisti.

Scusate la digressione, sono un chiacchierone lo sapete, dicevo dunque che domenica mattina mi alzo presto e mi preparo, indosso l’armatura, cioè la divisa da corsa (il parlare di battaglie mi ha fatto confondere) e do uno sguardo fuori: il cielo come da previsioni è completamente coperto e c’è una temperatura di circa 10 gradi, per me perfetta perché mi consente di restare sbracciato, cosa che preferisco.

Mi reco alla partenza, mi scaldo un po’ e scambio un paio di battute con alcuni amici da tutta Italia che oramai ritrovo sempre in queste gare; apprendo che gli iscritti sono circa 300, la maggior parte, almeno i 2/3 farà la distanza dei 42 km (qualcuno anche l’abbinata 10 km) ed il resto farà la 50 km; tra gli iscritti c’è Marco Olmo, che vedo arrivare di lì a poco, lo sapete chi è si? alla bellezza di quasi 60 anni ha vinto 2 volte si seguito l’ULTRA TRAIL DEL MONTE BIANCO e naturalmente ha fatto una marea di altre gare assurde, è altissimo ed ha il fisico di un’antilope, un’alieno.

Torniamo alla gara, il percorso è completamente sulla spiaggia libera, prevede un primo raccordo di circa 2 km e poi un anello (biscotto, ciambella, bombolone, cannolo, chiamatelo un po’ come vi pare) di 8 km da percorre o 5 o 6 volte a seconda se si è scelta la 42 km o la 50 km; un estremo è segnato da un arco gonfiabile, un altro è segnato dalla fine della spiaggia al confine con il porto ed in mezzo (ma in realtà è più vicino al confine con il porto) c’è un passaggio intermedio dove sono collocati anche i 2 unici ristori, in parallelo, ciascuno per lato.

Ore 9 si inizia, il cielo è ancora coperto e così rimarrà tutto il giorno, meglio, sotto il sole sarebbe stato peggio; i top runners vanno subito sparati avanti ed io vado al mio passo tranquillo, 50 km non mi impensieriscono come distanza per il semplice fatto che a costo di strisciare so che cercherò di arrivare alla fine ma sulla sabbia non ho mai corso e qui scopro cosa vuol dire!; il volantino recita “sabbia battuta” ma la cosa è relativa e vi spiego perché: per i primi kilometri in effetti non c’è grossa difficoltà perché appunto il terreno è ancora in buone condizioni (anche se comunque è faticoso visto che il piede non “rimbalza” come sull’asfalto) ma basta poco tempo che il tutto cambia, come detto siamo comunque un bel gruppo di persone ed i passaggi ripetuti delle stesse sulla pista hanno il seguente effetto: il terreno diventa praticamente tutto buche come un campo di patate ed uno zuccone come me tra le patate non ci sta bene!

Comunque non mi do pensiero e proseguo ad un ritmo buono (buono per me naturalmente) tanto che arrivo ai 30 km in 2 ore e 50 minuti, proprio in quel momento mi doppia Olmo, che onore! (ovviamente anche un’altra valanga di persone mi doppia).

Naturalmente la stanchezza comincia a farsi sentire, per evitare le buche (oramai sono belle profonde e le scarpe ci si incastrano dentro tanto che ci vorrebbe un caterpillar per tirarle fuori ma nel marsupio che ho con me non ci entrava!) corro anche lungo il bagnasciuga me devo stare attento alla risacca che per un paio di volte mi bagna le scarpe, ad ogni giro le gambe si fanno un po’ più pesanti e i due estremi della pista sembrano ogni volta più lontani quasi che qualcuno li spostasse di volta in volta ma dentro di me mi dico “non sono lontani stanno sempre lì quindi datti una mossa!”; i ristori come detto sono sbilanciati rispetto ai due estremi così succede che te ne fai due a distanza ravvicinata e poi per un bel po’ non c’è nulla e la sete sale sempre più; io comunque non staziono, passo bevo al volo e riparto (alla fine gli ho finito tutta la coca-cola!).

Arrivo ai 42 km in 4 ore e 15 minuti circa e mi va più che bene ma ora la fatica è davvero tanta, più di quanto avessi previsto, mancano ancora 8 km ma comincio a rallentare il ritmo sia per la stanchezza, sia per il fatto che metà del percorso ce lo facciamo con il vento contrario che da fastidio sia perché non voglio esagerare e rifarmi male al piede destro.

Stringo i denti e continuo al meglio che posso, giungo ai 50 kilometri in 5 ore e 19 minuti (in realtà il GARMIN mi dà più di 51 kilometri, forse sarà dovuto al mio zig-zagare per evitare le buche), avrei voluto fare meglio e l’anno prossimo ci riproverò sicuramente ma sono ugualmente soddisfatto, come sempre mi sono divertito, ho fatto del mio meglio, ho riportato a casa la pellaccia, più di così!

Mie care canotte pazienti, questo è quanto, a presto!

 

digiorgiobig1