Maratona di Roma (Pallonciniiiiiiiiiiiiiii! Palloncini coloratiiiiiiiiiiiiiiiii!…)

di Giuseppe Di Giorgio, 21/03/2011

 

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…Venghino signori, venghino! (la maratona di Roma vissuta da pace-maker)

Eh si mie fide e instancabili canotte orange, è un po’ che ci stavo pensando, la maratona di Roma è la gara che ho fatto più volte fino ad ora (questa è stata la terza la prima fu nel 2009, mia prima gara in assoluto, nonché mio esordio orange) e non ci ho mai scritto un resoconto sopra (e potevi continuare così direte voi!); un po’ forse perché mi sembrava scontato farlo ed un po’ forse perché la maratona di Roma ti lasci sempre qualcosa dentro che non capisci del tutto.

Comunque visto che quest’anno mi sono proposto come pace-maker, o assistente di gara “pallonaro” come dico io, ho deciso di raccontarla dopo averla vissuta in questa particolare veste. Ovviamente per fare il pallonaro ho scelto una fascia oraria che mi desse garanzia di non dovermi scapicollare rischiando poi di fare una figuraccia, ovvero 4 ore e 30 minuti che mi sono sembrati il giusto compromesso per divertirmi e farmi comunque un buon allenamento.

Come sapete le mie narrazioni partono da lontano e quindi iniziamo dalla giornata di sabato mattina, nella quale mi reco al palazzo delle esposizioni perché la mattina è prevista una lezione di stretching (che per me è praticamente uno sconosciuto) molto interessante col supporto di noi pallonari (ma in realtà dei pallonari ci sono solo io); il pomeriggio si tiene invece la riunione in cui spiegano a noi assistenti come ci dovremo comportare in gara (ovviamente non memorizzo nulla, ma tanto so che in ogni gruppo ci sono dei veterani e quindi sto tranquillo); incontro gli altri orange che come me hanno aderito all’iniziativa e ci scambio qualche chiacchera; il resto del tempo gironzolo tra gli stand per curiosare.

Cena veloce ma ahimè la mia insonnia stavolta si è messa di impegno e quindi quantunque mi butti al letto verso mezzanotte non riesco a chiudere occhio, mi rassegno e all’alba mi preparo visto che alle ore 7 dobbiamo essere in zona partenza per gonfiare i palloncini che porteremo legati e per le ultime indicazioni.

Il mio gruppo è composto da persone simpaticissime, quasi tutte toscane e quindi mi preparo a farmi una valanga di risate. Progressivamente i dintorni del Colosseo si riempiono degli atleti e del pubblico, la giornata si presenta buona, temperatura mite e cielo parzialmente coperto (meglio perché so che dopo farà caldo); ci rechiamo nelle griglie di partenza e vi devo dire che non mi abituo mai alla vista di questa marea sconfinata di gente che ho intorno, è incredibile.

Intorno alle ore 9 si parte, sono tranquillo, il percorso lo conosco bene, all’inizio ci tocca subito recuperare il divario che si crea tra il tempo dello sparo ed il tempo in cui il deflusso della folla permette di correre (eh sì perché le 4 ore e 30 che dobbiamo garantire sono calcolate dallo sparo e non in base al real time).

I primi kilometri scorrono e come da indicazione io e i miei colleghi ci sparpagliamo per farci seguire in maniera agevole; molte persone ci fanno domande e molte ci dicono da subito che si accoderanno e cercheranno di arrivare alla fine con noi, è davvero emozionante e nel contempo sento una gran responsabilità addosso.

La gestione del ritmo di gara non è semplice come si può pensare, come detto all’inizio bisogna accelerare per recuperare il gap, poi lungo il percorso si deve fare attenzione ai ristori, dare il tempo alle persone di sfruttarli ma poi bisogna di nuovo recuperare il tempo perso, inoltre c’è sempre la tendenza ad andare più veloci ogni tanto e bisogna sapersi frenare, per nulla facile.

I kilometri scorrono agevolmente non avverto alcuna fatica, dopo San Paolo, arriviamo sul Lungotevere e di lì via verso lo spettacolo di Piazza San Pietro; alcuni riescono a stare con noi praticamente tutta la gara, molti li perdiamo ma altrettanti si aggregano; il pubblico come sempre è caloroso e fa molto piacere.

Come detto i miei colleghi toscani non fanno economia di battute e le risate si diffondono nel gruppo, passiamo Viale Mazzini ed arriviamo alla linea della mezza maratona; lungo il percorso incontro molti orange, cerco, se posso, di salutarli tutti ed in caso di incitarli, ma non è facile, la folla è tanta e ho comunque l’imperativo di non staccarmi dal gruppo: perdonatemi ho fatti quello che potevo!

Proseguiamo e percorriamo il tratto di salita della tangenziale (con sommo gaudio degli automobilisti romani), poi il Viale della Moschea, le scene che vedo sono le stesse di sempre, un fiume di persone, chi va veloce, chi più piano, chi cammina ed anche chi si ferma perché si sente male; per quanto ci riguarda appena ci accorgiamo che il nostro gruppetto tace da troppo tempo lanciamo urla di incitamento a cui ci rispondono prontamente per farci capire che ancora non sono “cotti”.

Arriviamo al kilometro 30, ormai è fatta e effettuiamo i passaggi in uno dei tratti più suggestivi del percorso, il pieno centro storico di Roma, Piazza Navona dove c’è una marea di folla ad acclamarci, proseguiamo fino a Via del Corso, (dove perdiamo uno dei nostri pace-maker perché si sente male, succede anche questo, non siamo mica di ferro ma gambe, testa e cuore come tutti).

A questo punto arriviamo alla discesa che porta verso Piazza Venezia, qui mancano circa 2 kilometri e quindi spingiamo chi se la sente ad allungare il passo e gli altri a seguirci, cominciamo anche a rilassarci perché la tensione del nostro compito che stiamo portando a conclusione lascia il posto ai primi brividi di soddisfazione per quanto fatto.

Ultimo tratto verso il Colosseo, nel frattempo incrocio Pino ai bordi, e non manca mai di incitarmi, è sempre un regalo graditissimo per me (vale mille doping!), mi carica come non mai; siamo a pochi metri dall’arrivo, lo speaker annuncia che stiamo per passare, noi 4 rimasti ci prendiamo per mano e passiamo l’arco sventolando una bandiera giapponese tirata fuori all’ultimo (il guaio è che lo speaker intervista me e mi chiede il perché della bandiera; io impreparato e forse perché ho l’adrenalina anche sulla punta delle ciglia rispondo “perché il giapponesi sono un popolo di guerrieri ed ancora una volta stanno combattendo come dei grandi!”, pare che gli sia piaciuta!).

Superato l’arco avviene ciò che ci aveva predetto il Professor Massini, patron dei pace-maker, le persone, sia che abbiano fatto tutta la gara con noi sia che si siano uniti alla fine: ci ringraziano, ci abbracciano, sono persone da tutto il mondo, un’emozione così è davvero unica; in fondo sono arrivati alla fine con le loro forze ma mi piace pensare che forse noi, nel nostro piccolo, gli abbiamo potuto dare quel qualcosa in più che li ha aiutati, non lo scorderò mai (fare qualcosa per gli altri non ha prezzo, per tutto il resto c’è mastercard!); libero i miei palloni e li lascio volare in alto (la prossima volta però me ne lego di più almeno vado più leggero!).

 

Bene, fine della storia, a presto miei fidi lettori!