50 kilometri di Romagna (Le gambe girano più che mai e le ruote anche!!)

di Giuseppe Di Giorgio, 27/04/2011

romagnabig

 

Aha! Non dite che non vi avevo avvisato eh, quando l’ultima volta vi avevo scritto “a presto” intendevo che non vi avrei lasciati a bocca asciutta per troppo tempo e così sono di nuovo qui a deliziarvi con un po’ di righe sull’ultima fatica che ha visto protagoniste alcune famigerate canotte orange.

Questa volta il campo di battaglia ce lo siamo scelto veramente bello, la trentesima edizione dell’ultramaratona della Romagna sulla distanza di 50 km in quel di Castelbolognese.

Questa gara non l’ho mai corsa ma ne avevo sentito parlar bene e a vedere il tracciato si presentava veramente tentatrice: 50 km su asfalto ma tra le montagne della Romagna con un’altimetria (che poi mi sono reso conto aver letto male!) che stuzzica non poco la mia fame di salite.

In principio penso che mi ritroverò come orange da solo a partecipare ma poi mano a mano che si avvicina la data della gara vedo spuntare sul nostro sito, nella scheda della gara un po’ di facce e quindi la cosa si fa moooooolto interessante.

Il nostro reggimento è così formato: me, me stesso ed io, Pietro Paolo, Tamara due giovani che possono solo fare bene, Lisa che se la leghi corre lo stesso, Francesco, una corazzata inarrestabile; tutti qui? No! Perché questa volta ci siamo portati qualcosa che le altre società non hanno, il nostro braccio armato che ha fatto qui il suo esordio e che simpaticamente è stato ribattezzato “ciclistica solidarietà”! Chi sono? Due pazzi che hanno deciso di seguirci sul tracciato muniti dei loro cavalli di acciaio gommati ovvero Francesca e Giancarlo, la follia è senza limite!

Partiamo con 2 auto, di cui una colma di mountain bike, il pomeriggio di domenica di Pasqua, giungiamo, dopo circa 400 km, stanchi ma veramente contenti, in un paese vicino Castelbolognese, dove abbiamo preso un albergo; dopo il ritiro dei pettorali la sera ovviamente non ci facciamo mancare una cena ipercalorica omaggiando la cucina locale ed io mi incamero una scorta di zuccheri sotto forma di un boccale di birra da 1 litro, poi tutti a nanna.

La mattina di lunedì 25 ci alziamo presto, la partenza è prevista per le 8 e 30, ci spostiamo in zona gara, i centauri montano le loro bike e noi ci cambiamo per lo start; il cielo è coperto come da previsione ma non fa freddo, la temperatura è ideale; gli iscritti sono oltre 500 tra cui Giorgio Calcaterra (che più sta male più gareggia) e Monica Carlin: e ho detto tutto!

Sparo di inizio, partiamo, come sempre le mie regole ve le ripeto: mi voglio divertire, voglio riportare la pellaccia a casa se posso voglio migliorare: bè udite udite questa volta ho fatto davvero tris e dopo leggerete perchè! Non conoscendo il percorso non vorrei tirare troppo ma da una parte ultimamente mi sto allenando bene (cioè continuo a farlo senza alcun criterio tecnico ma solo d’istinto) e sono sceso di peso e dall’altra Pietro imposta (beata gioventù!) subito un ritmo sostenuto che provo a seguire anche se dubbioso sulle mie capacità (è noto che io velocista non sono).

Come sempre in queste gare lunghette non si può fare gruppo più di tanto, quindi io e Pietro ci separiamo dagli altri mentre cerchiamo di rimanere allineati tra di noi superandoci a vicenda in continuazione.

Il percorso è molto bello, dopo qualche kilometro dentro il paese e dintorni ci avventuriamo su una strada che ci porta fuori. Da quello che ho letto la prima parte della gara è sostanzialmente in salita fino alla metà ed infatti cominciano a presentarcisi davanti svariati dislivelli che affrontiamo davvero con un buon passo senza concederci alcuna tregua; alcuni picchi sono impegnativi ma non esagerati e comunque sono compensati dalle piccole discese che li seguono; la cosa più spettacolare è comunque il paesaggio visto che facciamo su e giù tra valli, colline, vigneti e parti di abitato con le persone del posto che al passaggio degli atleti salutano ed incitano.

Ah della ciclistica solidarietà perdiamo subito traccia perché ovviamente loro volano e si godono il percorso alla loro maniera, ma ci rincontreremo dopo. Dal kilometro 10 le salite sono più accentuate eppure qualcosa non mi convince: si effettivamente oggi stranamente mi sento abbastanza in forma pur non avendo praticamente dormito come al solito e con 4 fette biscottate nello stomaco, le salite le stiamo divorando (io che solitamente me le cammino o le faccio a ritmo blando) ma ci chiediamo con Pietro “tutta questa scalata alla fin fine non è”.

Sarà anche che ai ristori comincio a caricarmi di Coca-cola come non mai ma più vado avanti e più vado in scioltezza e poi, salvo qualche auto in transito, qui c’è ossigeno vero e per i nostri polmoni aperti è una vera manna; passiamo il kilometro 20 dove c’è un traguardo volante in località Casola Valsenio e per rimanere in tema io passo allargando le braccia come due ali suscitando le risate degli addetti al controllo.

Di nuovo una piccola discesa che ci riporta fuori l’abitato e ci avviciniamo al kilometro 25, i ristori praticamente li sfioriamo, ci perdiamo non più di 30 secondi, io alla dose massiccia di bollicine aggiungo uno spicchio di arancia. A metà gara circa quindi ci diciamo “è fatta, il peggio è passato, ci possiamo rilassare” e invece no! come vi avevo anticipato ho letto male il grafico dell’altimetria (sarà che sul sito era minuscolo e sarà pure che io sono rimbambito) ma sta di fatto che ci si spalancano davanti circa 5 kilometri di tornanti con una notevole pendenza che non ci aspettavamo: nonostante il ritmo allegro che abbiamo tenuto fino ad ora non rallentiamo ed anzi ci mettiamo a testa bassa e recuperiamo diverse posizioni, sento le gambe che veramente non hanno alcun problema se non quello che non si vogliono proprio fermare, si va ad un ritmo che mai mi sarei immaginato!

In cima alla salita in località Montalbano ci attende un meritato riposo di pochi secondi e poi via di nuovo; qui rispetto a tutte le gare che ho fatto fino ad ora ho una sensazione nuova ovvero non avverto la minima stanchezza o dolore anzi, sento che ho ancora parecchio margine da sfruttare e mi dico “bè dai, prova a fare qualcosa di buono oggi”; non me lo ripeto 2 volte e mi butto in picchiata nella discesa fatta sempre di tornanti con uno spettacolare panorama della campagna romagnola, normalmente dopo una salita dura le gambe mi si imballano ma oggi non succede, tocco punte che il mio Garmin non ha mai registrato tanto che mi appare un messaggio sul display che dice “a Di Giò, non fare il furbo e scendi dalla bicicletta!”.

Recupero altre posizioni e nel frattempo a malincuore mi distanzio da Pietro, oramai davanti a me ho solo un obiettivo, sfruttare ogni singola molecola di glicogeno (che comunque non t’abbasta mai!) senza darmi tregua; lungo la discesa non disdegno di chiacchierare al volo, come già fatto prima, con altri atleti come mio solito, poi incontro la ciclistica solidarietà ovvero Francesca che stoicamente si sta facendo la salita impervia (che per me è appunto discesa) per venirci a recuperare (credetemi, non invidierò mai chi pedala in salita!), mi dice che Giancarlo è più avanti che cerca di prendere la testa della gara, ma soprattutto mi dice che ho più persone di dietro che davanti, stento a crederci ma la notizia aggiunge benzina al mio motore che oramai come giri sta arrivando a fondo scala.

Proseguo e progressivamente la discesa degrada e diventa pianura, qui ho paura di aver finito davvero le mie scorte anche perché normalmente io in fase finale faccio sempre l’errore di lasciarmi un po’andare compromettendo la gara ed in più oggi ho tirato come non mai; bè anche qui ho una sorpresa, faccio una veloce riunione con le mie gambe ed all’unanimità si approva l’ordine del giorno cioè si decide di non alzare il piede dall’acceleratore e di vedere che succede.

Intanto Francesca ha girato il suo mezzo e ha cominciato a seguirmi qualora mi servisse qualcosa e secondo me anche per la curiosità di “studiare” questo strano animale sbuffante (anzi rantolante, eh si io quando comincio a spingere divento “rumoroso” per caricarmi e sfogarmi nello stesso tempo tanto che quando riparto dai ristori la gente si gira perplessa perché non capiscono se è passato un atleta o un cinghiale!); comunque sia la ringrazio infinitamente perché mi ha incitato e caricato tutto il tempo e sebbene io non lo dessi a vedere, la cosa mi serviva non poco.

Proseguo con ritmo costante ed arrivo al passaggio maratona; qui succede l’inaspettato, fino ad ora avevo guardato sul Garmin solo l’andatura, ora guardo il tempo totale: maratona in 3 ore e 33 minuti!!! io che normalmente ci metto circa 4 ore!!!!, lo confesso, mi commuovo, non ci posso credere, non so come ho fatto, non so se risuccederà ma ora sono alle stelle.

Tutto questo mi dà ancora più carica per affrontare gli ultimi kilometri tanto che lascio che Francesca mi segnali uno ad uno quelli che mancano (normalmente lo evito perché mi sembrano infiniti ma qui sono pronto a tutto), incrociamo anche Giancarlo che sulla sua bike sta tornando indietro dopo essere arrivato al traguardo, ci salutiamo e lui continua il suo viaggio a ritroso per raggiungere gli altri.

Passo l’ultimo ristoro, il percorso mi riporta nelle vie di Castelbolognese, un paio di curve e arrivo al rettilineo finale dove vedo l’arco gonfiabile dell’arrivo, ho due atleti dietro di me abbastanza vicini, non mi voglio far raggiungere, accelero, poi vedo il grande display della gara che segna il tempo, accelero ancora di più, non vedo più nulla intorno a me, sento solo l’aria che sposto, supero l’arco e quasi travolgo un assistente: ci ho messo 4 ore 13 minuti e 59 secondi e 103 in classifica, per me assolutamente un sogno.

Prendo la medaglia, e ci mettiamo in prossimità del traguardo ad attendere gli altri arrivi dei nostri compagni; poco dopo arriverà Pietro anche lui con un tempone al suo esordio nelle ultra e questa facile non lo era per nulla; poi giunge Lisa, eccezionale come sempre.

Poco dopo tramite cellulare Giancarlo ci dice che è al seguito di Tamara e Franco che stanno arrivando, decidiamo di andargli incontro, si riparte, ovviamente di corsa tanto che gli assistenti di gara mi vedono e dicono “ma che torni indietro?!”; raggiungiamo Tamara a circa 2 kilometri dall’arrivo ed io, Francesca e Pietro la bombardiamo di incitamenti fino all’arrivo, anche se non ne ha bisogno visto che sta andando benissimo, poco dopo arrivano Franco e Giancarlo.

Come al solito ho scritto un ultraresoconto ma stavolta siate clementi perché sono davvero contento e non solo per quanto ho fatto ma soprattutto per il gruppo con cui l’ho fatto, tutte persone incredibili; complimenti davvero a tutti i miei compagni podisti ed anche ciclisti oggi, sono stati due giorni memorabili e tutti hanno davvero dato il meglio senza risparmiarsi ed i risultati parlano da soli: voglio ancora ringraziare Pietro che è stato fondamentale per la prima parte della gara e Francesca che lo è stata nella seconda parte, siete stai unici.

Bene, fine delle trasmissioni, ovviamente per ora……….a presto!