100 kilometri del Passatore (Ops…l’ho fatto ancora: ma solo per vedere cosa c’è dietro l’angolo)

di Giuseppe Di Giorgio, 01/06/2011

 

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E che credevate di scamparvela???
Sicuramente stavate pensando “oh finalmente si è sfiancato e questa volta non ce la fa nemmeno a scrivere”. Ma no, non potevo non “deliziarvi” con qualche riga relativa all’ultimo week end…e poi io corro con le gambe, non con le mani, quelle sono sempre attive!!!

Comunque bando alle ciance, avrete capito che vi sto per raccontare la mia seconda volta alla 100 kilometri del Passatore, ma come sempre è necessaria qualche premessa:
per questa gara mi ero allenato e mi ero iscritto prima di allenarmi ed iscrivermi alla 9 Colli Running, ma dopo aver fatto quest’ultima mi sono venuti un po’ di dubbi;
fino all’ultimo ero indeciso se partire o meno perché ho messo sul piatto una serie di considerazioni e cioè: in 5 giorni in teoria è impensabile che recuperare sufficientemente lo sforzo della 200 km, sia in termini di peso (ho recuperato solo 1 kg dei 4 persi), che di riposo (vabbè ma tanto io dormo poco di mio), che di forza nelle gambe (queste sì, me le sento davvero come due palloni vuoti e sgonfi);
dall’altro lato però vedo anche qualche aspetto positivo, infatti ora 100 km mi sembrano tanti ma non tantissimi ed inoltre il percorso lo conosco, so bene gli errori che ho fatto lo scorso anno e mi posso regolare meglio.

E poi quest’anno ci sono una valanga di orange che partecipano e sono troppo contento e curioso, quindi decido di tentare, soprattutto perché per me fare una gara equivale a fare quel passo in più per vedere cosa c’è dietro l’angolo, per trovare quelle sensazioni che ogni volta sono nuove e diverse; non so mai cosa troverò ma la curiosità è tanta, è una spinta inarrestabile, un richiamo a cui non so dire di no.

Sabato mattina partiamo presto con Giancarlo  (aka Ciclistica Solidarietà), che non meno pazzo di noi ha intenzione di farsi il percorso di gara in bicicletta, Pietro Paolo e Tamara al loro esordio sulla distanza a tre cifre così come per altri orange che partecipano. Arriviamo a Firenze dopo qualche ora di viaggio, parcheggiamo a Piazzale Michelangelo e ci rechiamo a ritirare i pettorali; qui incontriamo altri orange ovvero, Lino, Romano, Giovanni, Lisa, Francesco, Luigi, Fabrizio.

Pranzo veloce e torniamo all’auto per cambiarci con Giancarlo che in più assembla il suo cavallo d’acciaio gommato; ci spostiamo in zona partenza dove alcuni lasciano le sacche con i cambi che l’organizzazione farà trovare nei punti stabiliti (io come lo scorso anno non faccio così ma mi porto solo una maglia a manica lunga per la sera che metto nel marsupio), incontriamo gli altri compagni, Franco, Francesco e Daniel: siamo davvero tanti, incredibile, facciamo delle foto e ci “carichiamo” per la partenza.

Anche quest’anno c’è un sole che picchia ma fortunatamente anche una leggera brezza che mitiga l’afa; io non sono però tranquillo, al di là del fatto che mi sento già esausto, la testa non ci sta, non sono concentrato, troppi pensieri, tra me e me penso “così non vado da nessuna parte!”; poi poco prima dello start qualcosa li fa dissolvere, non ci speravo più! Ora “vedo” la gara, sono pronto.

Il percorso si sviluppa per 100 km in linea da Firenze a Faenza, con una prima salita verso il km 5, fino a circa il km 23, ed una seconda salita, la peggiore, dal km 35 al km 50 circa, Colla di Casaglia a poco meno di 1000 mt di altitudine. In questa edizion ci sono dei cancelli orari intermedi e un tempo massimo di 20 ore.

Ore 15 si parte, molti prendono subito una volata, io vado prudentemente a velocità moderata e nel frattempo incontro molta gente che conosco, persone che vedo spesso nelle ultramaratone, qualcuno che come me ha fatto la 9 Colli la settimana prima ugualmente provato (ed incrocio anche uno degli addetti ai ristori della 200 km che sta pure qui e mi fa “ma come, anche questa?”). C’è addirittura il tizio di Mantova con cui lo scorso anno feci dei tratti e che cadde lungo il percorso; mi riconosce e mi saluta: il mondo della corsa è proprio un grande circo itinerante!

All’inizio il gruppo è molto folto visto che siamo 1600 iscritti circa, i primi chilometri ci portano progressivamente fuori Firenze, verso Fiesole dove inizia la prima salita; contrariamente allo scorso anno, sebbene mi senta fiacco, mi impongo di non camminare e così vado di buon passo; dopo un po’ sopraggiunge Daniel e come la volta scorsa ci facciamo un bel pezzo insieme chiacchierando…è strabiliante come sia determinato. Continuo a buon ritmo ma dal km 20 per me iniziano i problemi, di solito il fastidio alle gambe per me inizia verso il km 80 ma qui mi si presenta così presto che mi abbatto un pò, comincio a mettere in conto che forse non ce la posso fare, ma proseguo. Mi fermo ai vari ristori, ma solo per bere molto, dato il forte caldo; mangiare come al solito non mi va (alla fine di tutto in totale ho mangiato una banana e tre biscotti anche se i ristori sono veramente ricchi).

Finita la salita sfrutto la discesa seguente, sperando di sgranchire le gambe ma non ottengo l’effetto sperato e mi rivengono propositi di ritiro al che però mi dico “se sono venuto qua per lamentarmi e giustificarmi con il fatto che pochi giorni fa mi sono stancato allora me ne sarei dovuto rimanere a casa!”; per alcuni tratti ho la compagnia di Giancarlo che con la sua bici fa avanti ed indietro tra tutti noi; scambio un po’ di battute anche con lui e mi fa qualche foto, tutto ciò mi distrae dalle difficoltà e mi fa andare avanti: sì, decido infatti non solo di continuare ma anche di non risparmiarmi assolutamente e cercare di spingere più che posso. In ogni caso fino a quel punto avevo tenuto una buona andatura. Mi si dissolvono tutti i dubbi, cambio sguardo, inserisco la modalità “ULTRA” ora vedo solo la strada da aggredire.

Giancarlo si stacca da me e torna indietro, lo rivedrò solo al mio arrivo; ad un passaggio a livello ci di dobbiamo fermare e qui raggiungo Luigi, ci facciamo un tratto insieme fino a che la salita si accentua: qui non faccio come lo scorso anno, non cammino, corro o comunque uso un passo molto veloce e comincio la scalata verso la Colla.

Il fatto di non attardarmi camminando mi consente di procedere quando ancora c’è un bel sole, l’ascesa così mi sembra più bella (lo scenario è incantevole, tutto monti e boschi) e meno difficile dello scorso anno; la salita ed i suoi tornanti per me sono una sfida, tanto che passo il traguardo della maratona in circa 4 ore e mezzo (cosa che mi va benissimo dato che ancora ne ho di chilometri da fare) ed arrivo in cima in circa 5 ore e 12 minuti mentre lo scorso anno ci avevo impiegato quasi 6 ore. All’inizio della gara per la stanchezza mi ero promesso di fermarmi alla Colla, sedermi, prendermela con calma e mangiare come avevo fatto la volta precedente (ma all’epoca ero arrivato stanco ed infreddolito tanto che mi ero messo la maglia a maniche lunghe); non mantengo la promessa (come sono cattivo con me!), mi fermo al ristoro solo per bere e nel mentre vedo più avanti Gianni che dopo essersi cambiato, mi saluta e riparte. Io invece ancora non mi cambio, la temperatura è perfetta, prendo e riparto.

Ora inizia una bella discesa e la sfrutto al meglio senza però esagerare, il fatto di essere a metà gara mi tranquillizza, ma la strada da fare è ancora abbastanza; raggiungo Gianni e facciamo un tratto insieme, mi dice che ha qualche fastidio, raggiungiamo il ristoro successivo verso il km 55 e gli suggerisco magari di farsi vedere dal personale medico, giusto per scrupolo; lui quindi si ferma mentre io proseguo. La discesa continua ma progressivamente è sempre meno accentuata; lungo la strada ci sono ogni tanto ferme al lato le auto degli accompagnatori ed ho l’impressione che siano comunque meno di quelle dello scorso anno. Nei tratti che attraversano i paesi c’è sempre qualcuno che al passaggio di noi atleti applaude ed incita e questo fa sempre piacere.

Oramai è sera, il sole è calato, si sta ancora bene però, la via è ancora ben illuminata dal cielo chiaro e per ora non uso la torcia che mi sono portato, sulla strada poi ci sono altri atleti, alcuni sembrano alberi di natale per quante luci hanno. Come detto il percorso lo conosco bene tanto che mi ricordo per esempio che al km 75 il ristoro in realtà non c’è perché sulla strada non c’è spazio, lo troverò più avanti ma all’ultimo avevo bevuto di più proprio in previsione di questo (naturalmente ora che è sera oltre ad acqua e sali minerali mi sto riempiendo di Coca-Cola).

A questo punto comincio a realizzare che sto andando abbastanza bene, molto meglio di quanto potessi prevedere o sperare. Le gambe non mi danno più problemi, al che mi convinco che devo continuare così perché se rallentassi sarebbe anche peggio, prolungherei solo il fastidio ed in più sono stanco, non vedo l’ora di arrivare ad una doccia quindi prima arrivo meglio è!

Lo scorso anno questo è stato il tratto dove ho gettato la spugna, praticamente ho camminato fino alla fine, perché oltre alla stanchezza, allora avevo fatto male i calcoli, il percorso, che sulla carta sembra discesa, in realtà è una serie continua di piccoli sali-scendi che si fanno sentire se si hanno parecchi chilometri sulle gambe; quindi mi impongo di non mollare e continuo a correre, passando radente e veloce ai ristori rimanenti.
Verso il km 80 sento una voce che mi fa “Di Giò, come và?”: è Gianni che arriva come un siluro, dice che i medici gli hanno fatto perdere molto tempo, più del necessario; comunque sta bene e si vede dato che accelera e mi lascia dietro…un fulmine. Per parecchi kilometri vedo la sua sagoma nel buio della notte davanti a me ma non riesco proprio a raggiungerlo e ad un certo punto sparisce dalla mia vista.

Nel frattempo si è fatto ancora più buio, io accendo la mia torcia anche perché ora siamo pochi e distanziati sulla strada e non si vede bene. Mi metto sotto la canotta, la maglia a maniche lunghe perché fa un po’ più fresco; la galoppata continua, supero atleti e vengo superato a mia volta da altri; verso la fine infatti un po’ si tende a mollare, un po’ ci si risveglia; controllo il Garmin, e vedo che sono riuscito a contenere il mio ritardo; al ristoro del km 90 un po’ per la stanchezza un po’ per la poca luce non mi accorgo che dopo un bicchiere di sali bevo un bicchiere che credo essere acqua mentre in realtà è latte caldo! Ho paura che questo mix abbia effetto detonante e per scongiurarlo ci bevo sopra della Coca-Cola (penso “se mi fanno l’antidoping non so cosa potrà risultar!”).

Gli ultimi chilometri scorrono tranquilli e sono segnati uno ad uno con cartelli al lato della strada; sembra un conto alla rovescia, ma come sempre gli ultimi danno la sensazione di essere interminabili. Sono oramai a Faenza, accelero al massimo. Voglio finire, incrocio di nuovo Gianni e lo saluto con un filo di voce, arrivo nella piazza, passo sotto l’arco in 10 ore e 34 minuti, non ci avrei mai scommesso. Arriva anche Gianni e ci facciamo i complimenti; poco dopo arriva il buon Giancarlo che mi aiuta procurandomi una coperta visto che ho ridottissima capacità motoria e sono un po’ infreddolito; gli chiedo notizie degli altri e mi conferma che stanno andando tutti bene (mi dice che Fabrizio ha deciso di fermarsi al km 46, si è comunque fatto la parte più dura del percorso, sicuramente un’esperienza che gli sarà utile, ha fatto ciò che si sentiva e così deve essere), dopo di che riparte per andare incontro a chi deve ancora arrivare mentre io mi reco alle docce.

Dopo una doccia rigenerante vado nella palestra adiacente e trovo fortunatamente una branda libera (lo scorso anno avendo fatto più tardi c’erano solo posti per terra!), vicino a Franco che mi dice “e tu che ci fai qui?!”. Facciamo due chiacchere e ci riposiamo un po’. Progressivamente arriveranno nella palestra Luigi (nel mezzo mi dicono che è arrivata anche Lisa), Pietro Paolo (arrivato insieme a Tamara), Daniel, Francesco e con ognuno ci intratteniamo.

Dopo che Pietro si è fatto la doccia, torniamo insieme a Tamara in zona arrivo ad attendere gli altri; nel frattempo si fa giorno, arriva Giancarlo, veramente esausto anche lui (e vorrei vedere, alla fine si è fatto 150 km in bici avanti ed indietro, su e giù, w si è beccato il freddo della notte). Si va a fare una meritata doccia e poi torna; non vuole sentire ragioni, riprende la bici e riparte per andare incontro al resto degli orange (è matto anche lui anche se lo nega).

Arrivano quindi Francesco e poi dopo Romano e Lino; il numero di arrivati ci consente di ricevere anche il premio come quarta squadra più numerosa: una gioia.

Non si possono che fare i complimenti a tutta la squadra a prescindere dai risultati e da come ognuno ha affrontato la gara (ognuno aveva i suoi motivi e le sue aspettative e a vederli tutti mi sembra che ciascuno abbia trovato ciò che cercava, io sicuramente sì). In modo particolare bisogna complimentarci con gli esordienti, perché hanno dimostrato una tenacia incredibile, e con gli esperti, perché hanno dato prova di grande temperamento. Menzione d’onore a chi l’ha pedalata tutta come un angelo custode. Tutti insieme abbiamo colorato 100 km di arancione.

Bene, fine di questa storia, ma sicuramente ce ne saranno altre da raccontare…

Vi saluto!