Pistoia-Abetone Ultramarathon (Gli orange a scuola di salita…)

di Giuseppe Di Giorgio, 30/06/2011

 

pistoia(l)

Gli orange a scuola di salita (e che salita) imparano presto e bene…

Miei cari orange, data l’afa incessante ho pensato che mentre vi rilassate all’ombra, sorseggiando qualcosa di fresco, la lettura di un resoconto a caso (il mio) potrebbe rendere il tutto più piacevole; non vi ho convinto? Vabbè io scrivo lo stesso dai!

Innanzitutto è doverosa una premessa: una volta può essere un caso, due volte può essere una coincidenza ma dalla terza volta in poi la cosa è innegabile! Di cosa sto parlando? Del fatto che si è creata una squadra orange di ultramaratona visto che nelle ultime gare che ho fatto le canotte erano davvero tante e così è stato nell’ultima fatica (dolce fatica) che di seguito vi descrivo.

Il week end scorso infatti dopo qualche tentennamento (quantunque mi fossi iscritto) parto alla volta di Pistoia per affrontare nuovamente l’ascesa da Pistoia fino all’Abetone: la gara è spettacolare sia per il paesaggio che la caratterizza ma soprattutto perché dei 50 kilometri del percorso circa 35 sono in salita e la cosa non mi dispiace affatto.

Sabato i circa 300 kilometri di viaggio li faccio in auto con l’irrefrenabile Pietro Paolo che oramai ci ha preso gusto (ma non è il solo). Una sosta in autostrada ed arriviamo in tardo pomeriggio a Pistoia; andiamo a ritirare il pettorale ed il pacco gara e poi ci rechiamo nei nostri “regali” alloggi, cioè nella palestra che l’organizzazione mette a disposizione su richiesta; eh sì nonostante lo scorso anno questa scelta non sia stata molto felice l’ho ripetuta conscio che le conseguenze sarebbero state le stesse.

Lasciate le borse ci rechiamo al pasta-party ed incontriamo alcuni nostri compagni: Francesco, Franco, Giuseppe (anche loro si sistemano in palestra); mangiamo al volo e poi io e Pietro ci addentriamo nella serata pistoiese alla ricerca degli altri del gruppo cioè Lisa, Francesco, Sergio accompagnato da Patrizia che troviamo in un locale che offre cucina tedesca; naturalmente io e Pietro non ci facciamo problemi nel seguire la ferrea dieta dell’ultramaratoneta ovvero mega hot-dog con salse sconosciute accompagnato da birrone fresco a cui segue un innocente gelato prima di tornare in palestra!

Come detto nella palestra mi ci reco ma senza speranze almeno per me, poiché dormire è impossibile; c’è più gente dello scorso anno e quindi più rumore che inoltre proviene anche da fuori visto che vicino c’è un parco ed infine fa un discreto caldo: non mi faccio problemi, mi stendo ad aspettare l’alba visto che la partenza è per le 7 e 30.

La mattina di domenica molto intontiti ci alziamo e ci prepariamo dopo di che ci rechiamo alla partenza nella piazza principale della città; qui incontriamo gli altri pezzi mancanti cioè Patrizia ed Aureliano. Siamo tutti pronti per la battaglia così come tutti gli altri iscritti che sono circa 1600 (ma solo 770 circa sono iscritti per il traguardo dell’Abetone); è una bella giornata, il cielo è limpido e fa già abbastanza caldo, la cosa non mi fa tanto piacere perché vuol dire che dopo ne farà molto ma molto di più!

Viene dato lo start e si parte, io cerco subito di prendermela meno comoda rispetto allo scorso anno e quindi imposto un ritmo andante allegro ma non troppo (ovviamente ogni orange fa il suo passo e ci separiamo da subito); facciamo un breve tratto che ci fa uscire da Pistoia per percorrere la via che progressivamente salendo porta al primo traguardo dei 14 kilometri in località Le Piastre.

Questa prima salita, tutta su asfalto che da subito diventa caldo, è già abbastanza ripida con una serie di tornanti impegnativi, intorno siamo circondati da vari monti, è un bello sfondo; la affronto vietandomi categoricamente di camminare, il sole già picchia visto che c’è poco riparo, fortunatamente i ristori sono fatti bene ed incamero più liquidi che posso.

Sto andando abbastanza bene, in linea con le mie previsioni ed arrivo al traguardo dei 14 kilometri; siamo nel centro abitato, alcuni atleti hanno scelto questo traguardo e si fermano, le persone del posto ai lati della via ci salutano; qui comincio però ad avere dei problemi allo stomaco (sarà stata la cena teutonica?! Noooo che vado a pensare!) e devo necessariamente rallentare e poi fermarmi per riposare e farli passare; purtroppo ciò mi fa perdere del tempo.

Riparto e proseguo cercando di recuperare visto che qui parte la prima delle due discese lunga qualche kilometro, corro più che posso ed arrivo all’inizio di un nuovo piccolo tratto di salita per fortuna corto; fa sempre più caldo (o forse sono io che mi sto disidratando e lo accuso di più) e bevo più che posso anche se comunque ai ristori passo e faccio il pieno in un attimo senza sostare; il percorso prevede anche un tratto di sterrato ma non dà problemi, arrivo poi al kilometro 25 e qui di nuovo lo stomaco decide che non se ne parla di stare tranquilli, anzi ci mette su un bel carico visto che nonostante l’afa aumenti io ho i brividi, rallento e poi mi fermo di nuovo cercando di recuperare energia e la dovuta calma, inevitabilmente perdo altro tempo ma mi conosco (eh si ho cattive conoscenze lo ammetto!) e non sto così male da dover abbandonare.

Mi reidrato per benino anche perché finalmente comincia ad apparire ai ristori il mio nettare cioè la Coca-Cola; il fastidio passa del tutto e riparto, anche qui come prima la mia sosta prolungata non è stata casuale, ho scelto di fermarmi in due punti dopo i quali sapevo che avrei trovato la discesa e qui mi ci ributto a testa bassa anche se non vado velocissimo visto che non sono in forma e nella prima parte della gara ho speso comunque parecchia energia ma non mi preoccupo.

Arrivo al secondo traguardo di San Marcello al kilometro 30, anche qui molti si fermano avendo scelto questa meta ma la strada è comunque piena di atleti perché il bello viene adesso; infatti ci aspettano 3 kilometri ancora in leggera discesa che portano alla base della massacrante salita finale di 17 kilometri ininterrotti di tornanti con una pendenza veramente terrificante.

A questo punto so che non posso tirare perché il grosso delle forze l’ho già consumato ma non mi adagio, la maggior parte della salita non riesco a correrla e quindi alterno passo veloce più che posso a tratti di corsa quando mi sento che ho un po’ recuperato; la scena sulla via è emblematica: la maggior parte degli atleti fa come me ed affronta la “bestia” al passo, qualcuno ha anche qualche problema e si deve fermare per riprendersi, sembriamo tutti zombie che puntano alla stessa meta.

Fortunatamente alcuni tratti sono coperti dall’ombra della vegetazione che sulla montagna si fa più fitta e più bella, continuo a bere moltissimo, la fine nonostante non manchi molto non sembra arrivare davvero mai, non me la ricordavo così dura.

Fortunatamente gli ultimi kilometri sento di aver recuperato abbastanza e me li faccio correndo fino a giungere all’agognato traguardo esausto ma contento visto che sebbene ci abbia messo più di quanto sperassi ho comunque fatto meglio dello scorso anno; come dico sempre ogni gara ha una sua storia e nulla si può dare per scontato, non sai mai come finirà.

Se si vuole provare il brivido (si fa per dire) di una salita da perdere il fiato questo è il posto giusto e penso che tutti i miei compagni saranno d’accordo; a loro faccio i complimenti, tutti siamo arrivati alla fine con ottimi risultati in una gara che è veramente una prova durissima.

Anche questa impresa è fatta, alla prossima…