Maratona di Pescara (Senza terra, nè legge)

di Giuseppe Di Giorgio, 18/10/2011

 

pescara400

 

 (L’Orange ritorna sempre sul luogo della Spremuta)
Resoconto della maratona di Pescara 2011

Mie audaci (come non definire così chi ancora si arrischia a leggere ciò che scrivo) canotte, che io non sia troppo normale e sano di mente penso sia ormai cosa nota e tanto per non smentirmi ho voluto provarlo per l’ennesima volta.

Domenica scorsa avrebbe dovuto essere un giorno di riposo per me, fino a sabato non mi ero iscritto a nessuna gara ma poi qualcosa ha cominciato a frullarmi in testa rumorosamente e vorticosamente; i sintomi erano chiari, la personalità del mite Dr. Marathon stava per essere sopraffatta da quella a dir poco eccentrica di Mr. Ultra e così è stato.

Già, infatti mi sono detto “domani voglio fare una maratona e per rendere la cosa più interessante la devo fare in meno di 3 ore e 30!” (la molla è stata tra le altre cose il fatto che la domenica precedente alla 30 km del mare di Roma ero rimasto soddisfatto e il buon Franco mi aveva messo una pulce nell’orecchio dicendomi “puoi fare anche meglio, osa di più!”, detto, fatto!); la sfida (ed io nelle sfide ci sguazzo!) era doppiamente assurda, trovare una gara e farla in un tempo che a me non è mai riuscito per mille motivi (primo tra tutti, non me ne è mai importato un granchè dei risultati e poi sono pigro e bla, bla, bla).

Prendo il calendario gare e vedo che nelle vicinanze (si fa per dire visto che si tratta di farsi un viaggetto di 200 km) c’è la maratona di Pescara a cui già avevo partecipato lo scorso anno; scopro che ci si può iscrivere in giornata e mi decido ma c’è il primo intoppo: dato che sto traslocando ho messo tutto in degli scatoloni e quindi sono riuscito a trovare il certificato medico solo poco prima di mezzanotte di sabato ed allora mi dico “va bene, faccio lo zaino, metto la sveglia alle 5, se mi alzo parto sennò pace (ma so già che mi alzerò, chi voglio prendere in giro!)”.

Ore 5 come una molla (vabbè diciamo come un cric arrugginito) scatto, mi vesto e salgo in auto, lungo la strada fa fredduccio siamo intorno ai 5 gradi ed è buio pesto, mentre guido mi forzo a mangiare qualche biscotto visto che, data l’ora, fame non ne ho; arrivo a Pescara poco dopo le 7 e trovo un paio di sorprese: lo scorso anno era praticamente ancora estate con un sole bellissimo e una temperatura alta, oggi invece è tutto coperto da nubi e siamo intorno ai 10 gradi.

Mi reco allo stand delle iscrizioni e formalizzo la mia partecipazione, poco dopo arriva il grande Stefano, che sapevo avrebbe partecipato, ci salutiamo e poi ognuno va a cambiarsi dopo esserci dati appuntamento alla partenza che è per le 9 e 15; la temperatura si alza un po’ siamo sopra i 10 gradi ma io so che avrò caldo e quindi indosso solo la canotta.

Mi reco alla partenza e ritrovo Stefano il quale nota che il percorso pare sia cambiato, lo scorso anno erano 2 giri da 21 kilometri, ora non sappiamo cosa ci attende ma non ci facciamo problemi; gli iscritti non sono tantissimi (mi pare sui 2000 ma massimo 200 sono quelli che correrranno la maratona) e come lo scorso anno la maggior parte gareggia solo per il traguardo della mezza maratona e qualcuno per la maratona a staffetta.

Ore 9 e 30, sparo dello start, si parte!
Visto l’obiettivo che mi sono dato non posso fare come è mio solito, non parto tranquillo ma subito veloce e so che tale ritmo lo dovrò mantenere costantemente fino alla fine (o almeno ci devo provare), al di là del risultato in sé per sé a me interessa vedere cosa sono in grado di fare a seguito degli allenamenti (tutti ovviamente e rigorosamente ideati da me secondo il noto principio “fai quel che senti, senti quel che fai”) che sto portando avanti, ma ho una buona sensazione, mi sento in forma e secondo i miei calcoli non dovrei avere grandi difficoltà (ma ovviamente lo saprò solo alla fine); in più sto correndo con Stefano che per me, da quando l’ho conosciuto nel 2009, è un vero riferimento come atleta e soprattutto come persona e la cosa mi fa un immenso piacere.

Dalla partenza di Piazza Salotto, percorriamo alcune vie tra i palazzi, aggiriamo il porto e percorriamo una parte di lungomare in direzione Francavilla fino ad una rotatoria dalla quale prendiamo il senso opposto, passiamo sul ponte del porto e proseguiamo in direzione Montesilvano; come detto fa fresco, il sole non si vede assolutamente, il grigio impera nel cielo ma correndo mi scaldo; salto comunque il primo ristoro perché se non fa caldo io non ho assolutamente il senso della sete, sono capace di scordarmi di bere per tutto il giorno ma so che dopo dovrò necessariamente reintegrare i liquidi a costo di forzarmi, sarebbe un errore non farlo.

Riesco a tenere il passo sperato e con Stefano siamo praticamente vicini, davanti abbiamo parecchie persone ma sappiamo che la maggior parte sta “tirando” perché come detto si fermerà alla mezza maratona, la cosa non ci impensierisce; correre con il mare accanto per me è affascinante, esalta ancora di più le sensazioni di libertà, leggerezza e di infinito che mi dà la corsa, il pubblico praticamente non c’è ma non importa, si corre per sé stessi.

Dal secondo ristoro, che offre acqua e sali, comincio a bere, prendo un bicchiere al volo senza praticamente fermarmi e lo mando giù, non posso perdere tempo come faccio a volte; le gambe girano bene, il percorso è tutto in piano e ciò è una gran cosa; il tracciato ora prevede una secca inversione ad U che porta per un tratto a correre in parallelo in senso opposto a prima; percorriamo un altro tratto tra vie interne che ci portano di nuovo alla partenza dove c’è il passaggio/traguardo della mezza maratona: passo in circa 1 ora e 30 minuti, in linea con le previsioni.

Da qui, come lo scorso anno, sparisce la maggior parte dei podisti che si è fermata e mi ritrovo in piccoli gruppetti di 3 o 4 persone o addirittura con nessuno accanto, mi fa uno strano effetto se penso ad altre maratone dove più che correre si sgomita per mancanza di spazio; con Stefano continuiamo a stare praticamente allineati e commentiamo ogni tanto la gara ma io so che avendo speso tanto nella prima parte avrò un calo, non ho mai fatto una maratona a questo ritmo ed anche se per ora va tutto bene sto con gli occhi aperti perché devo cogliere ogni minimo segnale che il fisico mi manda per valutare il da farsi ed adeguarmi.

Come detto il percorso è cambiato, dopo questo primo giro di 21 kilometri scopro che ne devo fare altri 2 più piccoli, da una parte la cosa non mi esalta perché passare più volte nello stesso punto non mi diverte molto ma dall’altra il pezzo tolto era il più brutto e ciò va beneficio del fatto che percorrerò praticamente sempre il lungomare; ho detto beneficio ma nemmeno più di tanto perché le condizioni climatiche hanno un lieve peggioramento, il problema non è dovuto tanto dalle poche gocce di pioggia che per un piccolo tratto ci cadono in testa ma dal vento che comincia a soffiare insistente ed in senso contrario, il bello è che mi sembra contrario anche quando cambiamo senso di marcia, come se qualcuno avesse un cannone spara-aria puntato su noi podisti in qualsiasi direzione corriamo.

Tale aspetto unito al fatto che come detto sto tenendo una media per me non usuale su questa distanza mi fa un po’ preoccupare perché alla fatica si sommerà anche lo sforzo ulteriore per dare le testate ad Eolo nella speranza di vincerne l’impeto; comunque non mi scoraggio e proseguo, sempre rapido ai ristori anche se mi concedo perfino un pezzo di banana che ovviamente ingurgito mentre corro, stavolta la Coca-Cola non c’è (ed io che ero venuto apposta perché a casa la avevo finita!).

In prossimità del kilometro 28 Stefano prende come previsto la volata, io accuso un po’ di fatica e rimango dietro, non c’è problema, già quanto fatto fino questo momento mi rende soddisfatto anche perché passo il kilometro 30 con lo stesso tempo della domenica precedente, 2 ore e 12 minuti e ciò mi dà ancora un buon margine da amministrare e la carica per continuare, ho un obiettivo da raggiungere (che non è il tempo finale ma il fatto di divertirmi che è il vero motore di tutto per me).

Non so voi ma io quando faccio una gara per certi aspetti mi estraneo dalla stessa (tanto che una volta ho detto “per me le gare sono un modo comodo per correre, chiudono le strade, ci sono i ristori, meglio di così!”) nel senso che come detto il risultato (che ovviamente è comunque benvoluto) passa in secondo piano mentre in primo piano balza tutto il resto: il paesaggio, le persone che ci sono intorno, ma soprattutto quella sensazione a cui ancora non riesco a dare un nome preciso e che ti spinge a metterti le scarpe da corsa sempre e comunque con la sola e semplice voglia di andare così come viene, seguendo solo l’istinto e le emozioni del momento e che alla fine ti fanno dire “accidenti che bello!”.

Scusate ho divagato un po’ e nel frattempo sono arrivato a 10 kilometri dal traguardo, sento le gambe un po’ affaticate ma tengo duro, all’ultimo passaggio in parallelo Stefano che è davanti a me mi aveva detto “dai Giusè!”; non me lo sono fatto ripetere due volte ovviamente e comunque (anche se so che non vanno contati!) 10 kilometri ancora da correre non mi sembrano tanti (eh questi ultramaratoneti, non si accontentano mai!) e nonostante il vento sempre più dispettoso raccolgo le forze e non cedo: gli ultimi 2 kilometri sono di nuovo tra vie interne che mi portano nel rettilineo dell’arrivo, faccio una volata finale e taglio abbastanza incredulo il traguardo in 3 h ed 11 minuti.

Sono più contento che mai per il risultato, ma soprattutto per come ci sono arrivato; sia in gara che in allenamento ho sempre seguito la testa ma soprattutto l’istinto, a volte ho fatto errori ma sto imparando, forse anche migliorando e comunque i termini stessi “gara” ed “allenamento” sono davvero relativi per me dato che, ripeto, non seguo né ho mai seguito schemi o tabelle (non so nemmeno come si leggono o si applicano!), io corro e basta e sono felice così (ma come ho sempre detto io ho il massimo rispetto sia per le gare che per chi le affronta, diversamente da me, con approccio tecnico, a ciascuno il suo; io in teoria non dovrei avere questi risultati ma forse sono un po’ come quel calabrone che non sa che in realtà non potrebbe volare e quindi continua così!).

Quando ho cominciato a correre le ultramaratone mi sono letto un po’ di cose in giro ed ho trovato un po’ di dichiarazioni di un famoso tipo il quale in pratica sostiene che le dovrebbe correre solo chi ha tempi bassissimi altrimenti sarebbe ridicolo se non deprimente, che chi le corre comunque diventa sempre più lento nelle altre gare e bla, bla, il tutto supportato da una serie di calcoli; al di là del fatto che non mi sembra necessariamente così io penso che a questo tizio il dubbio che forse molti di noi corrono solo per divertirsi non lo ha nemmeno sfiorato, che tristezza (per lui ovviamente)!.

Penso che al di là di regole di base che ci devono essere per evitare di improvvisare e farsi male, ognuno poi debba capire cosa vuole dalla corsa (e sottolineo “corsa”, non “gara”) e viverla così come se la sente dentro, inscatolare troppo una cosa così bella ed istintiva equivarrebbe a mettere in gabbia un animale raro e prezioso, le nostre sensazioni, un vero delitto!

Tutto questo è ovviamente il mio modesto e personale parere, qualcuno ha detto “datemi una leva e vi solleverò il mondo”, io più semplicemente dico “datemi una strada e proverò a correrci, sperando sempre di raccontarvi quanto è bello!”.

Saluto, ringrazio e faccio i complimenti a Stefano con il quale ci siamo ritrovati a fine gara e che ovviamente è arrivato primo nella sua categoria, è un vero campione; saluto anche voi miei lettori trotterellanti, alla prossima volta!