Nove Colli Running – 202 kilometri (Ho sognato ancora! Non svegliatemi…)

di Giuseppe Di Giorgio, 24/05/2012

 

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Mie care canotte orange, dopo mesi di ozio letterario torno di nuovo a buttare giù qualche riga per cercare di narrarvi la mia seconda volta alla Nove Colli Running.

Lo scorso anno, alla mia prima esperienza in questa gara, gli ultimi kilometri ovviamente mi dicevo “non ci tornerò mai più,…… smetto di correre, …….come mi è venuto in mente…..) ma era scontato, questa non è solo una gara (che è l’ultimo degli aspetti che mi interessa del correre), è una prova, un’avventura, un perenne punto interrogativo ad ogni kilometro.

Perché? presto detto, per chi non lo sapesse la Nove Colli Running è una della ultramaratone più dure al mondo ed i motivi sono tanti; premesso che in realtà nasce come gara di gran fondo ciclistica (che attraversa Romagna e Marche e già questo la dice tutta) provo a darvi un’idea di cosa sia: prendete 5 maratone (o due 100 km per fare prima) da fare tutte di seguito, sì perché questa è la prima difficoltà, la distanza è di 202 km, esistono anche gare più lunghe ma sono a tappe o hanno un tempo limite ampio, qui è tappa unica e il tempo di 30 ore non è molto ve lo assicuro; poi aggiungete che di salita ci sono 90 km corrispondenti ad un dislivello di 3000 mt, dato dai nove colli che si devono scalare, ognuno dei quali ha pendenze medie e massime a due cifre!; considerate poi che si parte alle 12.00 del sabato con temperatura che lo scorso anno era di circa 30°, ci sono ristori ma distanti tra loro dai 7 ai 15 kilometri e più si va avanti e meno sono; infine ovviamente si dovrà correre tutta la notte e soprattutto ci sono dei cancelli orari, intermedi, se non li rispetti sei eliminato.

Comunque dicevo che siccome sono un testone quest’anno ho deciso di riprovarci, mi sono allenato al meglio che potevo con i miei metodi mooooolto casarecci ma almeno per me efficaci; mi sono fatto quindi qualche gara impegnativa, allenamenti vari ma soprattutto un allenamento di 220 km in una settimana con due picchi, uno di 40 kilometri ed un di 46 kilometri (questo in notturna partendo alle 23.00 fino all’alba con il buon Pit); ovviamente per rendere la cosa un po’ più interessante e soprattutto per capire di cosa sono capace ho deciso, differentemente dallo scorso anno dove sono stato supportato da Pit (che non finirò mai di ringraziare), di fare la gara da solo; che vuol dire? vuol dire che normalmente in questa gara i partecipanti hanno un’auto che li segue con persone dentro che gli fanno da assistenti per i cambi ed i viveri lungo tutto il percorso, se non si opta per tale soluzione si possono comunque lasciare all’organizzazione 9 sacche con tutto ciò che si ritiene utile e che l’organizzazione stessa farà trovare ai punti concordati corrispondenti ai ristori: io come detto decido di fare tutto da solo il che vuol dire che mi preparo un bello zaino nel quale metto i cambi che presumo mi possano servire ed una piccola scorta alimentare di emergenza con borraccia annessa, per il resto userò i ristori sperando che mi bastino.

Sabato 19 sveglia alle 5 (ero andato a dormire a mezzanotte), ed alle 6 parto alla volta di Cesenatico; avrei voluto andare dalla sera prima per comodità ma non mi è stato possibile e certo partire con la stanchezza non mi aggrada ma tant’è; arrivo alle 10 precise a Cesenatico, parcheggio, ritiro il pettorale, incontro e saluto alcuni pazzi che frequentano queste gare; viene fatto il briefing dove ci spiegano le regole della gara e ci dicono che ci sono anche 6 magnifici squilibrati che per divertirsi, il giovedì si sono fatti 20 kilometri di nuoto, il venerdì si sono fatti i 202 km in bicicletta ed oggi li corrono di nuovo con noi!!!!!!; finita la riunione mangio un panino veloce, mi preparo per la battaglia, mi cambio e mi metto lo zaino in spalla e mi reco alla partenza prevista per le 12.

Siamo in 107 a partire, ci benedice un prete che ci tiene a specificare che non trattasi di estrema unzione, per quella è ancora presto!!
Viene dato il via nel suggestivo porto canale, i primi 21 kilometri per regolamento li dobbiamo fare tutti insieme in non meno di 2 ore e così sarà tanto che passando per le strade che ci portano verso Cesena, passiamo sotto un tabella che rileva il passo del gruppo ovvero 10km/h precisi!!.

Per ora il clima è caldo ed assolato, la sete ci mette poco a salire, sono tranquillo ma anche un po’ pensieroso per il fatto che stavolta sarà più dura dello scorso anno, ma di tempo ne ho per pensare!
La prima parte essendo di passaggio nei centri abitati non è molto bella, bevo al primo ristoro al kilometro 8 e continuo arrivando senza problemi alla fine dei primi 21 kilometri dove ci spetta un primo vero ristoro sotto dei gazebo con pasta, bruschette, crostata, vino, acqua; rispetto allo scorso anno essendo da solo devo sfruttare tutti i ristori e così farò (ne salterò solo uno) ma per ora è troppo presto per riempirsi, prendo un biscotto e via verso l’inizi del primo colle.

Ovviamente ho in programma di non forzare sulle salite, non posso permettermelo, sono troppo ripide ed un’andatura esagerata mi farebbe bruciare troppe energie, in una gara corta potrei accennare una corsa ma qui posso solo andare a passo veloce cercando di recuperare in altri tratti. Il cielo si copre di nuvole e la cosa non mi dispiace perché almeno si evita l’arsura del sole; il gruppo si è già scompattato ma siamo ancora tutti relativamente vicini, ho podisti avanti e dietro, superato il primo colle mi butto sulla discesa senza esagerare ma comunque svelto, come detto ai ristori mi fermo ma essenzialmente per bere e riempire la borraccia e sgranocchiare qualcosa cercando di non perdere troppo tempo.

Ho portato con me le indicazioni sul percorso di gara e sui ristori ma alla fine non farò come lo scorso anno e praticamente non li guarderò, vado e sensazione e mi limito a chiedere ad ogni ristoro quando dista il successivo. Per ora mantengo un buon ritmo, il paesaggio oramai è solo collina e campagne ed è spettacolare, mi dispiace non avere con me una macchina fotografica ma non mi potevo permettere di appesantirmi ulteriormente; anche di testa sto bene (vabbè lo so che non sono sano di mente); lo scorso anno ero molto più preoccupato e dubbioso, oggi invece non mi faccio problemi, sento che arriverò fino in fondo.

In una gara così lunga è ovvio che se non si è allenati le gambe vanno in blocco, ma sicuramente anche la testa ha il suo da fare per gestire lo sforzo e la previsione di ore di gara; per comodità la gara l’ho mentalmente spezzata e ragiono a gruppi di 20 kilometri dicendomi (beh devo fare 10 giri, quindi basta contare fino a 10, lo so fare!!!).

Giungo tranquillamente al kilometro 50 ma qui comincia a piovere (la pioggia era prevista per la il giorno dopo) e lo farà fino al kilometro 55, non è una pioggia insistente ma da comunque fastidio; io ho un giacchettino impermeabile ma senza cappuccio e comunque non lo posso usare ora, mi servirà per la notte. Passo il secondo colle (che è anche il primo cancello orario) e continuo, siamo sempre più distanziati gli uni dagli altri ma ancora con qualcuno si rimane in vista. Sento che il passo si è fatto un po’ più lento ma più di così non posso fare, mi manca ancora tanto, i ristori sono un’occasione non solo di rifocillarsi ma anche di scambiare quattro chiacchere con gli assistenti tutti molto gentili.

Passo anche il terzo colle, lo zaino in spalla mi dà un po’ fastidio e sento il collo un po’ infastidito ma non ho alternative, è l’imbrunire e poco dopo passa l’auto dell’organizzazione che mi lascia una piccola torcia a mano per la notte; ora è davvero buio, sono su strade extracittadine e quindi di lampioni non ce ne sono, solo la luce di qualche casolare qua e là ma il cielo si è di nuovo aperto, ho sopra di me un tetto di stelle, i suoni della natura (gufi ed altri animali) ed il rumore dei miei passi, che voglio di più?

Inizio la salita verso il Barbotto, il quarto colle la cui sommità coincide con il kilometro 84 e con il ristoro più grosso; in cima al Barbotto mi siedo per la prima volta, mangio 2 piatti di pasta, bevo, faccio il pieno alla borraccia; gli addetti mi chiedono: “continui?” ed io: “ovvio!”, mi cambio completamente per la prima volta rimanendo comunque in maniche corte e pantaloncini, il clima è perfetto e lo consente, ora c’è una bella discesa e la frescura della sera mi tiene arzillo. Arrivo al secondo cancello del kilometro 101 con lo stesso tempo dello scorso anno ovvero 12 ore, è quindi mezzanotte precisa, avrei voluto fare meglio ma va bene lo stesso, sono solo a metà gara ma questa prima parte mi è volata veramente.

Supero il quinto colle, qui comincio a sentire la fatica delle salite ma proseguo, so che potrò solo peggiorare come media ma cercherò di stare attento, il primo garmim mi si è scaricato dopo circa 13 ore, metto il secondo (in più ho comunque un cronometro normale), mi servono non per andare veloce ma solo per evitare di andare troppo piano e mancare i cancelli orari. Per la via sono solo, salgo verso il sesto colle, salendo incrocio un ragazzo di Bologna, che ha un’auto al seguito, proseguiamo insieme chiacchierando molto, è davvero un piacere per me visto che è una bella sfacchinata; in cima c’è un grande ristoro e mangio molto, pizzette, pane e prosciutto e naturalmente (ho iniziato già da prima) bevo quanta più coca-cola posso dato che mi servono zuccheri e caffeina per stare sveglio; sono al kilometro 116, sul tabellone vedo che sono trentesimo e ci dicono che almeno 30 persone si sono già ritirate.

Comincio a sentire un po’ di male alle gambe ma era previsto, rimango diversi minuti al ristoro mangiando seduto per recuperare un po’ di forza e far riposare le gambe. Mi cambio e metto una maglietta a maniche lunghe visto che fa un po’ più di fresco anche se rispetto allo scorso anno va meglio visto che all’epoca nello stesso tratto avevo già più strati (soprattutto perché sentivo più freddo per via dello sforzo e del fatto che mangiavo poco mentre oggi non mi sento così esausto ancora); prima di ripartire bisogna avvisare gli addetti ed io scherzando dico “il 97 metà riparte e metà resta qua!”, loro mi fanno “la testa rimane qui?” ed io replico “no, quella proprio non l’ho portata!”.

Mi faccio dare un’altra torcia visto che la mia è quasi scarica, proseguo, oramai è notte fonda sono da solo, passo vicino a case silenziose, esco dal paesino e di nuovo il buio mi inghiotte; io adoro la notte, correre qui da solo è qualcosa di incredibile, vorrei che non finisse talmente è un’atmosfera irreale, ho mille pensieri e mille immagini. In questi momenti avverto la differenza con lo scorso anno, all’epoca nella notte quando ero stanco mi potevo sedere nell’auto di Pit e scambiare due parole con lui, ora invece non ho nessuna della due possibilità ma sono qui apposta per cercare di farcela; in compenso non ho sonno per nulla, sento la stanchezza ma solo di gambe, ho tutti i sensi protesi a catturare ogni sensazione che mi regala ogni passo che faccio; nel frattempo mi accorgo che una delle magliette che mi ero appese al marsupio per cambiarmi me la sono persa, vabbè ne ho ancora una per il giorno dopo.

Il cuore della notte fino all’alba lo passo praticamente da solo (diverse ore) mi metto il giacchetto perché ora fa freddo e mentre salgo l’ennesimo colle comincia ad albeggiare, che spettacolo, da commuoversi; anche quest’anno ci sono alcuni ciclisti pazzi che sfrecciano nella notte per allenarsi e ci salutano. Passo l’ottavo colle ed in discesa arrivo al cancello del kilometro 158, passando anche qui, come agli altri, con un buon vantaggio che so potrà servirmi dopo; il problema è che come lo scorso anno il male alle gambe comincia ad essere notevole, il passo è sempre più lento, corro poco ma resisto. Le strade ora sono abbastanza piene perché è partita la gara ciclistica (12000 iscritti!), c’è gente ovunque e moltissimi ciclisti che non gareggiano ma sono in giro per proprio conto; uno di questi, romagnolo DOC, mi si avvicina e sceso dalla bici fa un tratto con me (lui ha fatto la Nove Colli ciclistica 14 volte ed oggi non gareggia), parliamo un pò, mi chiede se ho bisogno di acqua o sali o se può portami lo zaino per un po’, è veramente gentile ma gli rispondo “grazie, questa chiacchierata è la cosa migliore che mi potessi dare”; già, infatti così mi sono distratto un po’ e non ho pensato alle gambe che inevitabilmente sono a pezzi.

Mi alleggerisco e mi rimetto in maniche corte, mi ricompatto con alcuni del gruppo per alcuni tratti, supero alcuni, altri mi superano, la cosa buffa è che siamo tutti esausti e quando ci si passa vicino si emettono solo sillabe per salutarsi, nel senso che uno fa “oh” e l’altro fa “eh”, nel frattempo incrociamo anche la marea di ciclisti che partiti all’alba ci ha ormai raggiunti; moltissimi ci gridano, ci incitano e fanno i complimenti e la cosa è sempre per me commovente, mi colpiscono in particolare quelli che passano ci vedono e senza parlare annuiscono con la testa come per dire “lo so cosa stai facendo, tieni duro” è una cosa che mi porterò sempre dentro.

Io duro ci terrei pure ma le gambe oramai implorano pietà, sono al kilometro 170 e medito di ritirarmi, con i piedi struscio talmente tanto per terra che passando vicino a dei vigili gli dico scherzando “mi spiace ma con la gomma delle scarpe vi ho cancellato tutte le righe bianche della strada”; il tutto è peggiorato dal fatto che mi sono scordato di dirvi che dalle ore 9 della mattina a cominciato a piovere a singhiozzo, inizia e smette di continuo e con il fatto che io ho anche gli occhiali non è il massimo; penso di sembrare un venditore ambulante dato che ho passo incerto e dallo zaino penzolano le varie cose che mi sono cambiato e che ho agganciato qua e là. Decido di proseguire, 30 kilometri normalmente mi sembrano pochi ma nelle condizioni in cui sono vogliono dire ancore diverse ore sulla strada, ho comunque il vantaggio accumulato, al limite lo userò tutto ma voglio finirla, sicuramente vedo sfumare la possibilità di migliorare rispetto allo scorso anno ma è davvero l’ultimo dei problemi. Supero l’ultimo colle e ho una discesa che mi allevia un po’, ma molto poco; sono a 15 kilometri dall’arrivo circa, continuo a fare tappa nei ristori anche per riposarmi un po’, la pioggia intanto continua.

L’ultimo tratto è di nuovo cittadino e progressivamente ci riporta a Cesenatico; qui un po’ per la stanchezza un po’ per la disattenzione anche dell’organizzazione, io ed altri sbagliamo e seguiamo le frecce di un’altra gara, sbagliando e facendo almeno un paio di kilometri in più che dopo averne fatti già 190 non è proprio una goduria; a questo punto decido di dare fondo a quello che ho, questo inconveniente mi ha fatto perdere altro tempo ed innervosito, penso “tanto le gambe mi fanno male lo stesso tanto vale correre e finirla prima”; comincio davvero a correre di nuovo, recupero posizioni, giungo in prossimità dell’arrivo.

Vengo incanalato nel viale che porta all’arco gonfiabile e nel rettilineo finale, come lo scorso anno ciclisti ovunque e podisti zombie qua e là; faccio una volata non so nemmeno io come, lo speaker annuncia “attenzione, arriva un altro gladiatore!”, lo ammetto mi scende una lacrima, le persone ai lati salutano, ci sono diversi archi, io non capisco qual è la fine e tiro dritto fino a che Mario Castagnoli, il patron della gara si butta in mezzo alla strada e mi dice “fermati, hai finito!”; trovo la forza di scherzare con lo speaker e persino ballare con la musica a palla che c’è di sottofondo, la gente è incredula e divertita quanto me visto che fino a poco fa ero praticamente morto.

Ritiro il mio secondo diploma di “uomo d’acciaio” ed una medaglia che pesa una tonnellata; sono felice più che mai, sono arrivato in 29 ore e 2 minuti, 43esimo su 59 arrivati (gli ultimi due fuori tempo massimo) gli altri 48 si sono ritirati lungo il percorso; nella seconda metà della gara ho perso una valanga di posizioni ma non ci potevo fare nulla, sono davvero soddisfatto di me lo stesso, ancora una volta; mi riposo un poco e poi prendo la macchina ed in nottata torno a Roma, come lo scorso anno sono stato sveglio quasi 48 ore di seguito, ma questa volta ho perso solo 2 kg di peso.

Non so se e quando tornerò sui nove colli di Cesenatico, la voglia c’è già ora ma c’è anche la consapevolezza che questa è una gara massacrante a dir poco e soprattutto, come io questa volta le ho dato tutto ciò che potevo anche lei mi ha regalato un’infinità di cose che sicuramente sarà impossibile rivivere allo stesso modo, penso ci sia una parte di me che almeno con la mente e lo spirito è rimasta a correre lì all’infinito per vivere “il sogno” (è questo l’appellativo della gara anche se il sottotitolo è “202 kilometri di sofferenza e soddisfazione”).

A presto!

 

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