Spartathlon (Non mi sono ritirato, non mi sono arreso, questa è Sparta…thlon!)

Resoconto di 246 kilometri corsi con l’impossibile

di Giuseppe Di Giorgio, 14/10/2013

bigspart

Premessa: Spartathlon finita, buona la prima?. No, buona la seconda perché a Sparta io avevo provato ad arrivarci lo scorso anno ma non ci ero riuscito, in parte per causa mia (avevo molto sottovalutato la gara e quindi l’avevo studiata ed affrontata male) ed in parte per una concomitanza di condizioni negative (ero stato ripescato nella lista di attesa ma ormai mi ero annientato le gambe con gli ultratrail in montagna dove mi ero abituato a ritmi lentissimi e quindi non mi ero potuto poi allenare bene, 10 giorni prima della gara ho avuto una bronchite per 7 giorni che mi ha distrutto e dulcis in fundo, in terra greca con tutto che eravamo tra fine settembre ed ottobre, abbiamo beccato temperature di circa 40 gradi su un percorso praticamente tutto scoperto) ma il succo è: non ero ancora pronto.

Ormai però mi ero iscritto, sono andato ed ho provato a fare la mia gara ma da subito avevo capito che girava male, il caldo era asfissiante, bevevo e mi bagnavo i capelli in continuazione senza risultato, il mio passo progressivamente si indeboliva tanto che anche in discesa riuscivo a malapena a camminare, sbandando; nella mia mente realizzavo che non sarei arrivato alla fine ma ho resistito pensando “se deve finire sarà comunque perché mi fermano loro, io non lo faccio” ma il tutto è durato fino al kilometro 70 dove con altri concorrenti siamo stati fermati perché fuori tempo sul cancello orario: è stata una liberazione, se mi avessero fatto passare sarei andato poco più in là, nella migliore delle ipotesi sarei svenuto, nella peggiore ci avrei lasciato la pelle per la disidratazione e come dico sempre, pazzo sì, stupido, per ora, ancora no!

Sul momento la cosa mi ha ovviamente scottato, ma la corsa per me è passione e non ossessione, il fatto di aver trovato un limite da superare mi ha spronato a concentrarmi sull’obiettivo e così ho fatto; a gennaio di quest’anno appena hanno aperto le iscrizioni mi sono segnato subito mandando tutti i documenti necessari, ho fatto appena in tempo dato che in 24 ore i 350 posti disponibili sono stati tutti presi e si è formata la lista di attesa.

Con la certezza di essere stato accettato ho pianificato i successivi mesi di allenamento puntando a fare il meglio che potevo compatibilmente con il fatto che la corsa non è il mio lavoro; detto questo forse è meglio spiegare però cosa sia la Spartathlon perché alla fine non è che sia, come quasi tutte le ultramaratone, una gara che tutti conoscono.

Bene o male tutti conoscono la storia di Fidippide (o Filippide) che ha percorso i fatidici 42 kilometri da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria ateniese sui Persiani e che subito dopo pare sia stramazzato al suolo (forse la maratona non fa così bene!!, scherzo eh); ma forse non tutti sanno che prima di tale evento il buon Fidippide (un emerodromo, messaggero-corridore) era partito da Atene per giungere a Sparta a chiedere l’aiuto degli Spartani contro i suddetti Persiani, ed era poi subito tornato ad Atene con la risposta (per la cronaca gli Spartani dissero che li avrebbero aiutati ma prima dovevano terminare il periodo di festeggiamenti in corso); Erodoto narra quindi che Fidippide giunse a Sparta in meno di due giorni.

Mooooolto tempo dopo un ufficiale inglese tale John Foden, appassionato di corsa, volle capire se ciò fosse stato effettivamente possibile e, una volta ricostruito con le carte storiche il percorso, partì con due commilitoni da Atene giungendo a Sparta nel giro di 40 ore; la prova era riuscita e si decise quindi di istituire una gara che commemorasse l’impresa di Fidippide, nasceva così la SPARTATHLON.

Ma nel dettaglio cosa è? È una delle ultramaratone, chiamata anche “il mito”, più dure al mondo per vari motivi che vado ad illustrare; si tratta di correre per 246 kilometri non stop (non ci sono tappe), con un dislivello totale di circa 3800 metri; il tempo massimo è di 36 ore (che già non sono tante) ma il bello è che ci sono 75 ristori (circa ogni 3/5 kilometri) che corrispondono ad altrettanti check point per ognuno dei quali c’è un tempo massimo entro il quale transitare (c’è il chip che serve per 6 cancelli che sono tassativissimi, gli altri sono monitorati da giudici di gara), sennò si viene buttati fuori; lungo il percorso bisogna anche affrontare un’arrampicata sul monte Partenio che proprio facile non è; il giorno si corre con almeno 30 gradi di temperatura, la notte, soprattutto sul monte, si possono avere anche 5 gradi; il concorrente conclude la gara solo se arrivato a Sparta tocca i piedi della statua di re Leonida.

Ogni anno quindi 350 pazzi da tutto il mondo (ammessi in base al curriculum di gare stabilito e tassativo) si danno appuntamento per cercare di compiere l’impresa; solitamente riesce ad arrivarne solo 1/3 o poco più!
Ho dedicato praticamente tutto l’anno alla preparazione della gara; tanto allenamento, gare lunghe, molto riposo verso la fine, solo un paio di trail piccoli perché qui, se non si è capito, bisogna correre sennò non ce la fai!

Parto in aereo il 25 settembre ed arrivo in Atene (fa di nuovo caldo ma per fortuna un po’ di meno dello scorso anno, siamo sui 30 gradi), l’organizzazione comprende vitto, alloggio e spostamenti; mi sistemo in albergo con gli altri italiani, tutti pazzi che conosco, chi più chi meno; il mattino dopo mi reco a ritirare il pettorale (ti danno anche un attestato per il solo fatto di provare a partecipare!!) ma già dal giorno precedente ho cercato di non sprecare energie, quindi sono stato chiuso in albergo a riposare e pensare alla gara; solo a pranzo e cena si scambiano paure ed impressioni con gli altri (c’è chi è alla prima volta, chi l’ha già affrontata e finita varie volte, chi come me non l’ha finita e ci riprova).

L’assistenza alla gara è permessa ma solo in alcuni punti del percorso e comunque non prima del kilometro 80; io ho deciso di non avvalermene, non ha senso per me come per molti altri (Fidippide mica aveva l’assistenza!), preparo solo 6 buste (ma volendo se ne possono fare tante quanti sono i check point) con dei cambi che eventualmente userò e che troverò ai kilometri che ho stabilito e li lascio nel pomeriggio del giovedì all’organizzazione; torno poi in albergo per riposare, cena veloce e subito a dormire.

Sì perché venerdì 27, giorno della gara, la sveglia è alle 4 e 30 e per quanto abbia riposato è comunque un trauma!; ci prepariamo, io indosso pantaloni corti, maglietta a maniche corte e berretto con copri collo (ho poi con me un marsupio con il minimo per sopravvivere anche senza sacche e cioè maglia a maniche lunghe, mini k-way e torcia frontale per la notte); scendo in ascensore con il tedesco che lo scorso anno è arrivato primo e penso: un segno del destino (in parte sarà così ma non come pensavo!); con i bus ci portano dall’albergo all’acropoli di Atene, luogo della partenza; con tale scenario qui inizia la magia; fotografi, telecamere ed i secoli dei ruderi che ci osservano!

La partenza è alle 7 in punto, l’ora arriva, è fatta, la tensione di un anno e soprattutto degli ultimi 2 giorni si trasforma in paura ed euforia ma sono in ballo e ballerò!
Ho con me un gps per regolare l’andatura per i primi 80/100 kilometri dove i cancelli sono molto stretti (ho 4 ore e 45 per fare 42 km, 9 ore e mezzo per farne 80, 12 ore e 25 per farne 100, 24 e 30 per farne 170, 29 e 30 per farne 202, 36 per finirla!); ne ho anche un altro per la seconda parte ma alla fine non lo userò.

Parto poco preoccupato perché so che ho fatto tutto ciò che potevo per preparami al meglio e soprattutto mi dico che comunque vada quasi sicuramente non tornerò perché se non arriverò vorrà dire che non fa per me, se arriverò avrò ottenuto ciò che voglio.
Lascio andare molti concorrenti avanti, non mi preoccupo, so che devo impostare un ritmo tale che mi consenta di mantenerlo su tutta la gara evitando di essere troppo lento per non finire fuori tempo senza però essere troppo veloce perché consumerei troppo e non durerei.

Per i primi kilometri passiamo dentro Atene inspirando una valanga di smog, il caldo già si sente e da subito bevo e sgranocchio qualcosa visto che a conti fatti brucerò migliaia di calorie (quasi 20000) e consumerò liquidi a non finire.
Faccio un po’ di strada con alcuni compagni italiani ma poi ci separiamo, qui ognuno ha il suo passo; sui primi cancelli riesco ad avere un discreto vantaggio che comunque non sarà mai superiore a 20 minuti ma lo avevo messo in conto e va bene così, come detto io voglio arrivare, il tempo è secondario.

La prima parte del percorso essendo cittadina non è molto bella ma quando passiamo vicino alle scuole è commovente; tutti i ragazzi escono a vederci, formano una folla che ci acclama ed incita, una cosa unica, per loro siamo extraterrestri, ci battono tutti il cinque con la mano!
Il caldo si sente sempre più ma è attenuato da una leggera brezza che spira man mano che usciamo e percorriamo la bellissima strada panoramica sul mare che ci porterà a Corinto; passiamo vicino alla zona portuale con le raffinerie e l’aria diventa irrespirabile ma per fortuna non dura tanto.

Passo la maratona, il margine è sempre poco ma sono tranquillo, il torpore dell’alzataccia si è dissolto e sono concentrato; bagno spesso il berretto per trovare sollievo dal caldo, sono comunque felice perché nei punti dove lo scorso anno stavo stramazzando al suolo oggi sto correndo ed è già un traguardo.
I ristori sono ben fatti e ne approfitto sempre: alterno acqua, coca cola, sali, biscotti, banane; il tratto sul mare è molto bello ed allevia la fatica, giungo così al check point di Corinto, al kilometro 80, con circa 15 minuti di vantaggio, non è molto ma io sono fiducioso; nel frattempo vedo che molti si fermano e so già di qualche compagno italiano si è ritirato (normalmente 1/3 dei partecipanti si ferma entro questo punto); passo sopra il suggestivo ponte di Corinto, il tratto sul mare è finito, inizia l’entroterra che mi porterà ad attraversare campagna, paesini, stradine solitarie e statali trafficate da auto ed autotreni che passando ti spostano per la velocità, non proprio una cosa piacevole.

Il primo cambio l’ho previsto al kilometro 100 dove giungo di sera, sempre con poco margine (ci ho messo un po’ più di 12 ore), giusto il tempo di cambiare maglietta e rifocillarmi al volo, di sedersi non se ne parla, non ho tempo anche se un po’ la stanchezza si sente ma non sono nemmeno a metà gara quindi tiro dritto!

Cala la sera ma non uso subito la torcia, ancora si vede bene, le gambe stanno ancora abbastanza bene, sono solo un po’ stanco; continuo, per ora siamo ancora abbastanza sul percorso e ci si riprende a vicenda con altri concorrenti; continuo a superare i check point ed il margine si assottiglia a nemmeno 10 minuti; succede un’altra cosa incredibile: sto attraversando un paesino e sulla via sbucano tanti ragazzini che mi fermano e mi chiedono l’autografo, a me che non sono nessuno se non un pazzo come tanti altri che sono qui! Anche se perdo qualche istante gli siglo i foglietti al volo perché non voglio deluderli, la cosa mi commuove, addirittura si litigano i foglietti tra di loro!

Vorrei riposarmi ma non posso fermarmi ai ristori per non finire fuori tempo quindi dopo averne superato uno, quando trovo un guard rail mi ci appoggio e riposo un po’: non è comodo ma meglio che niente.
Supero la metà gara (mi vengono un paio di vesciche per fortuna lievi che mi porterò fino alla fine), scende la notte, fa fresco ed alterno all’acqua anche bevande calde per avere un po’ di tepore; sento la fatica e nel contempo mi sembra di non aver fatto nulla (sì ho fatto più di 100 kilometri ma in queste gare tutto si relativizza, 100 sono pochi!), ormai stare ore ed ore per strada non mi sembra strano, ci sono abituato e mi piace, sono affaticato ma le gambe vanno ancora bene, lente ma girano e questo è l’importante perché i dolori arriveranno; il gps si è scaricato ma non attivo il secondo, farò tutto il resto della gara a sensazione, tanto se ho forza la sfrutterò, se non ne ho non c’è gps che mi possa aiutare.

Continuo nel buio della notte, accendo la torcia, il numero dei concorrenti è diminuito, vedo in lontananza la luce di chi mi precede o di chi mi sta dietro ma non ci penso; qui più che mai non gareggio contro nessuno, ci sono io ed il mio “viaggio” e basta, questa è comunque la “mia gara”.
Il percorso fino ad ora è stato abbastanza ondulato con diversi strappi in salita (molto più di quanto l’altimetria lasci credere) che hanno lasciato il segno ma il peggio deve venire; comunque arrivo quasi al kilometro 150 e mi dico “beh me mancano solo 100!” ma subito arriva il suddetto peggio!

La pendenza aumenta ed io ovviamente divento sempre più lento fino a che giungo alla base del monte Partenio e qui ho un’amara sorpresa; sapevo che c’era la montagna ma non che fosse così!;
praticamente all’interno della gara che è tutta su asfalto mi trovo a dover affrontare un trail (che quindi “nun c’entra gnente”, manco fossimo al Terminillo dove se magna bene) in piena regola, anzi peggio, si tratta di un vero kilometro verticale; l’ascesa è tanto suggestiva (anche perché si vede la processione di lucine dei concorrenti che procede mesta) quanto terribile, siamo in piena notte, il percorso è segnato con bastoni fluorescenti ma è ripidissimo, strettissimo, terra e pietre che rendono quasi impossibile avanzare senza scarpe da trail che ovviamente non ho ed in più ho già 150 kilometri sulle gambe che sono qui messe a dura prova e malferme e ci sono raffiche di vento considerevoli ma devo stare attento perché se sbando e scivolo faccio un bel volo e finisco dritto tra gli dei dell’olimpo.

La salita mi porta via molto tempo, arrivato in cima mi siedo un attimo e mi avvolgono in una coperta, fa freddo, bevo una cosa calda e riparto dopo essermi cambiato ed aver messo anche il k way; la discesa non sarà meglio, perché sebbene sia su un tratto più largo è comunque difficile per me come per altri visto che abbiamo le gambe imballate dalla salita e qui ora si scivola che è una meraviglia ed a fare il botto non ci tengo.

Riesco a terminare la discesa ma mi accorgo che ci ho messo davvero troppo, ho mangiato tutto il poco vantaggio che avevo mantenuto a fatica quindi ho un’unica certezza: se voglio arrivare da qui in poi non mi devo più fermare ma con i tanti kilometri sulle gambe e la stanchezza per le oltre 24 ore che sto sveglio si fanno sentire ed i dubbi sulla possibilità di farcela si fanno strada ma non importa: all’inizio della gara sul retro della maglietta di un concorrente c’era un scritta inglese che tradotta recitava più o meno “non terminare non è un crimine, non sforzarsi lo è!” mi è piaciuta molto ed ho fatto tutta la gara con questa idea, dare tutto quello che ho.

Ormai albeggia e non ho più concorrenti nei dintorni, la stanchezza e il sole che ha picchiato sulla testa tutto il giorno si fanno sentire ed ho qualche allucinazione, vedo gatti che mi superano ma ovviamente non ci sono, la strada è deserta; passo il check point del kilometro 168 dubbioso sull’essere in tempo ma gli addetti mi fanno cenno che ce la faccio e proseguo, ma con la coda dell’occhio vedo che poi smontano tutto il che mi fa pensare non poco.

Proseguo ma ora ho davvero il sentore di non potercela fare, penso di non poter recuperare il tempo perso e soprattutto di riuscire a mantenere un ritmo decente perché per esempio alla Nove Colli normalmente a questo punto sono a pezzi e per lo più cammino; nel frattempo ho altre allucinazioni vedo in lontananza sagome che corrono e le raggiungo, ma non sono sagome, sono cartelli stradali belli fermi!!; arrivo però al successivo check point che è elettronico, incredibilmente sono ancora in tempo per un soffio e passo ma poco dopo succede qualcosa di buffo ed incredibile.
Sono abbastanza provato e mi concedo qualche metro di camminata, sento un rumore ed una presenza dietro di me, mi giro e vedo una macchina della polizia!!; riprendo a correre e la macchina mi segue, rallento e lei rallenta, questo gioco dura fino al check point successivo dove una volta giunto non resisto ed in inglese chiedo “sono l’ultimo vero?” ed un coro mi risponde “yes”! il presagio si è avverato al contrario, sono sceso in ascensore con il primo dello scorso anno ed ora sono ultimo!!!

Ebbene sì sono l’ultimo rimasto in gara, gli altri sono tutti avanti non so di quanto ed il resto si è fermato o è stato fermato.
Penserete che la cosa mi abbia sconfortato ma invece tutto il contrario, mi si stampa un sorriso sulla faccia e penso “accidenti, ho la scorta personale”; continuo a pensare che difficilmente finirò la gara ma nel contempo sono stranamente sereno e tranquillo perché mi ripeto che sto facendo tutto ciò che posso, divertendomi e cercando di non farmi male; spero solo di arrivare almeno al kilometro 200 per avere la prova che almeno tale distanza la so ancora fare.

Proseguo e lentamente riesco a raggiungere almeno visivamente gli ultimi concorrenti e ciò un po’ mi rincuora ma comunque la gara la chiudo sempre io; mi viene da ridere a pensare al povero poliziotto che avrà quasi fuso l’auto per starmi appresso anche perché ogni tanto mi devo fermare per soste tecniche ed a lui tocca aspettarmi.
La mia cavalcata continua, passo tutti i check point praticamente alla chiusura, ai ristori passo in volata agguanto l’acqua, cibo e riparto; per gli addetti sono diventato un eroe, al mio arrivo applaudono e appena passo mi dicono “sbrigati!”; anche questo non mi crea problema, non sento tensione perché io lo interpreto come “sbrigati, ce la puoi fare” e non come “sbrigati perché sei ultimo”: in queste situazioni estreme, il modo in cui vedi ed interpreti le cose è fondamentale, si può perdere il controllo con un nulla e mandare tutto all’aria.

Ormai mi appresto a superare il kilometro 200, manca solo poco più di una maratona mi dico, ora comincio a crederci e mi ripeto “se sono arrivato fino a qui, o mi sparano o non mi fermo più”; i passaggi ai check point diventano quasi comici perché io arrivo, passo al volo agguanto qualcosa e riparto, gli addetti smontano tutto, salgono in macchina, mi superano si rifermano, aspettano il mio passaggio e poi di nuovo smontano e via, troppo esilarante!

Tutto questo mi ridà fiducia e comincio a recuperare terreno e riagguanto il gruppo di coda; ora c’è una serie di saliscendi infiniti con salite immense (anche qui l’altimetria è inattendibilissima visto che sulla carta dovrebbe essere tutta discesa) le auto che passano ci suonano e salutano; la mia tattica è questa: le salite le cammino ma con un passo così veloce che sto attaccato a chi corre consumando però meno energie; appena avvisto un ristoro raccolgo le forze e comincio a correre per evitare di non fare in tempo, così facendo supero molti concorrenti, arrivo al ristoro, solito passaggio veloce e riparto, un po’ di camminata e via di corsa con un continuo di questa sequenza.

Con il giorno è tornato anche il sole che picchia, mi sono alleggerito e sono di nuovo a maniche corte, nel frattempo non sono più ultimo e mi mancano circa 20 kilometri; sono stanchissimo, le gambe sono a pezzi ma gli allenamenti hanno funzionato perché per quanto doloranti si muovono ancora bene; ora mi gioco il tutto per tutto, so che devo stringere i denti per il male che sento ma non posso buttare via questa occasione, sento e mi dico che posso arrivare.

Altri concorrenti si fermano esausti e si arrendono, anche io lo sono ma non voglio cedere, sicuramente ho un’andatura tutt’altro che fluida ma mi basta solo mantenerla; passo l’ultimo check point elettronico (ma ce ne sono ancora altri manuali) esattamente 35 secondi prima della chiusura!
Ora sono di nuovo in gruppo e siamo tutti annientati o quasi (addirittura c’è una donna così provata che a malapena sta in piedi e riesce a mantenere la direzione tanto che il marito che la segue ogni tanto la deve prendere e fisicamente la deve girare in direzione della strada, assurdo!); ancora saliscendi e soprattutto il sole di oggi più quello preso ieri mi presentano il conto; ho una mezza insolazione, la testa fa male, sento che mi sto disidratando e bevo più che posso, agli ultimi ristori ho dei capogiri e sempre la sensazione di stare per cadere per terra ma non succede per fortuna.

Arrivo in prossimità di Sparta ma non voglio rischiare di andare fuori tempo perché sono davvero con i secondi contati; non so come ma dopo 240 kilometri ricomincio a correre nel vero senso della parola e ci riesco pure anzi, camminando sento più dolore e quindi correre mi riesce più agevole (per quanto possibile ovviamente), supero altri concorrenti e giungo nelle vie dentro Sparta, accelero ed imbocco il viale dell’arrivo: non ho più liquidi in corpo e non riesco nemmeno a piangere ma la sensazione è quella, mi urlo “dai, ce la faccio”.

Questo è il momento più bello di tutta la gara, non lo scorderò mai, la via è piena di gente che mi urla, mi applaude mi incita dalla strada e dai balconi, molti mi vengono vicino e mi danno pacche di incoraggiamento, io intanto vedo la statua di re Leonida, è lì che mi aspetta (dicono che ci fosse pure la musica ma io non la ricordo!), pochi passi ancora, salgo i pochi gradini che mi separano da Leonida e urlo “ce la faccio, questa è Sparta!”: tocco il piede della statua, è finita, mi mettono una corona di rami e foglie in testa, mi danno una placca simbolo della gara e mi fanno bere, come da tradizione, da una coppa portata da una giovane spartana e che contiene l’acqua sacra del fiume che scorre lì accanto.

big1

 

Ci ho messo 35 ore e 45 minuti, recuperando posizioni visto che dopo di me ne sono arrivati altri 10 ma la cosa non mi interessa più di tanto, io volevo arrivare e basta; subito dopo scendo dalla gradinata e vengo portato nell’infermeria all’aperto allestita lì accanto, vengo messo come tutti su una barella, mi vengono tolte scarpe e calzini, mi disinfettano i piedi ed una volta certi che stia bene mi lasciano andare; mi reco in albergo dove ovviamente come sempre in questi casi vengo assalito da una febbre fortissima, tremo in continuazione, mi avvolgo nelle lenzuola e passo la notte a contorcermi nel letto perché le gambe mi fanno così male che comunque mi giri dormire è impossibile.

smallspart

Nei due giorni successivi ci saranno pranzi e cene si festeggiamento fino alla cena finale del lunedì seguente con la premiazione di tutti i finisher con il diploma e la tanto agognata medaglia; il martedì torno in Italia ma mi ci vorrà almeno una settimana per riprendermi, soprattutto mentalmente perché in questi casi corpo e mente si distruggono e si ricostruiscono e soprattutto un pezzo di anima rimane lì dove si è superati sé stessi e l’incredibile; le scarpe erano prima della gara praticamente nuove ed ora sono praticamente finite! le gambe ci hanno messo poco a riprendersi visto che la domenica successiva ho sgambettato per 30 kilometri senza problemi.

La domanda ora è ovvia: tornerò alla Spartathlon? Non lo so, forse non subito almeno, per tanti motivi: perché anche in questo caso un’emozione così come l’ho vissuta penso sia irripetibile, perché comunque tornerei sempre consapevole che è un massacro e certezza di migliorarsi o di finirla di nuovo non c’è ed infine perché tornarci significherebbe vincolarmi in molte cose mentre ne vorrei fare tante altre, comunque vedremo, l’importante è poterlo sempre raccontare no?

A presto! Hau hau hau!!!