Ultramaratona degli Etruschi (14 ore per diventare un etrusco!!..)

di Giuseppe Di Giorgio, 13/11/2009

(cronaca semiseria dell’Ultramaratona degli Etruschi del 7 novembre 2009)
fff

Un saluto a tutti gli orange, ho deciso di raccontare in queste righe la mia esperienza nella gara dei 100 km perché la ritengo davvero un’avventura particolare.
Penso che per decidere di fare una gara di 100 km bisogna pensarci molto e nello stesso tempo non pensarci troppo altrimenti non ti decidi mai.

Io mi sono deciso la sera della Run For Food scorsa quando mi sono avvicinato al buon Novelli in quel delle Terme di Caracalla e gli ho chiesto di iscrivermi (nonostante avessi il ginocchio destro un po’ provato da questo mio primo anno di gare e con il fisico non troppo riposato da mesi per l’insonnia che mi affligge).

La mattina (anzi la notte!) del 7 novembre avevo la sveglia puntata alle 5 ma mi alzo alle 4 (ero andato a letto a mezzanotte per preparare il kit per sopravvivere alla corsa (tenda, coltello alla rambo, bussola, e tutte altre cosette che ho compresso dentro un marsupio). Mi preparo, esco (buio pesto e un bel freschetto) ed in macchina raggiungo Luigi che mi aspetta alle 6 a Portonaccio di fronte al Qube (dove becchiamo parecchia gente che ha appena finito la nottata nel locale ed ora va a casa, beati loro!).

Il viaggio con Luigi è stato un piacere ed è volato tra mille chiacchiere; arriviamo a Tarquinia verso le 7 e 30, lasciamo la macchina e saliamo sul bus che ci porta alla partenza a Tuscania.
Giunti lì ritiriamo il nostro pettorale e ci guardiamo un po’ intorno, in effetti i pazzi che si accingono a compiere l’impresa non sono molti, un centinaio (tra cui il campione del mondo), salutiamo gli altri orange e poi ci posizioniamo alla partenza: la giornata sembra perfetta, un sole stupendo anche se le previsioni dicono che in serata pioverà, ma ci si penserà dopo.

Ore 10 si dà lo start e via, parte l’avventura: non ho grandi aspettative se non quella di arrivare alla fine, è la mia prima 100 km e massimo ho corso per 50 km e comunque non con tempi brevi.
Fino a 20 e poi a 30 km vado come mi ero prefissato (circa 6m/km) ma al 35 km ho il primo blocco psicologico (strano perché è giunto prima del previsto e non lo avevo avuto mai nella altre corse) e capisco che da qui in poi posso solo peggiorare, vabbè mi dico, almeno mi faccio la maratona dai!.

Arrivo ai 42 km del maratona sotto le 5 h ora ma comunque lungo e stranamente mi rincuoro, ah naturalmente nel frattempo tutti gli orange mi hanno lasciato da quasi subito, come il grosso del gruppo del resto, ma non mi scoraggio, queste gare sono così.

Ad un certo punto mi supera (anzi mi doppia, siamo al percorso da 14 km da ripetere quattro volte) il campione del mondo e non posso fare a meno di ridere sentendo il suo inseguitore che esclama: “cavolo e nemmeno è sudato”!, si, lì ho avuto la prova che alieni esistono, correva così veloce che nemmeno sognando riuscirei ad immaginare una tale velocità.

Continuo la mia corsa tra un ristoro e l’altro nel frattempo il sole tramonta, per la strada vengono accese fiaccole per l’illuminazione, fredduccio, fortunatamente mi sono portato una valanga di magliette e gli strati aumentano, sembro sempre più l’omino della michelin.

Al 70 km secondo blocco mentale, i tempi si allungano, a parte i ristori sto facendo la gara praticamente in solitaria (Fabrizio mi ha doppiato da un pezzo e anche lui mi impressiona per il passo che tiene), non vedo la fine della gara e medito il ritiro più che altro perché le gambe cominciano a non piegarsi più di tanto, però mi dico “dai mancano solo 30 km”, ed allora continuo.

Al km 80 non ce la faccio davvero più, è buio, fa fresco, sogno una doccia calda ed un letto, mi dico “ma chi me lo ha fatto fare”, voglio mollare e proprio mentre sto per farlo un tizio dell’organizzazione al ristoro mi appioppa in testa una dei quelle luci da minatore e mi dice “dai vai”, non sembro più l’omino della michelin ma ET, capisco che non c’è verso che mi fermi:, mancano 20 km ma con il passo che sto tenendo ci potrei mettere un’eternità e così infatti sarà, passo il ristoro ed ai ragazzi per i quali sono quasi un eroe dico “dai ci vediamo tra qualche ora intanto ordinatemi un cheeseburger”. Quando penso di essere rimasto ultimo sulla striscia bianca della carreggiata noto una lumachina, “allora non sono ultimo” mi dico, vigliaccamente la sollevo e la riposo in senso opposto così non c’è pericolo che mi superi!.

Al 90 km mi si avvicina una tizia della croce rossa e mi chiede “tutto bene? Chiamo la centrale?” io, che in effetti mi sto trascinando tipo zombie (alla thriller di Michael Jackson), dico “no, non c’è problema, anche se sembra il contrario!” e lei “in effetti!!”, (nel frattempo ho doppiato la lumachina e mi gaso!).

All’ultimo ristoro chiedo notizie del mio cheeseburger, ma pare che non ve ne sia traccia ed allora non mi fermo, mi scorta in paese un apripista in moto mentre altri suoi colleghi partono in direzione opposta per recuperare gli ultimi.

Ultimi 2 km, salita, comincia a piovere, il cronometro mi si scarica, taglio il traguardo alle 24 e 4 minuti, sono felice come non mai, fino ad un minuto prima pensavo dentro di me “mai più”, un secondo dopo mi dicevo “non vedo l’ora di rifarlo!”.
Grazie a chi ha reso possibile tutto questo: a Pino, che ho avuto il piacere di conoscere il giorno della mia iscrizione alla podistica, una persona che trasmette entusiasmo più che mai, a Gianfranco, che ha una disponibilità e pazienza infinite con me che gli chiedo sempre all’ultimo di iscrivermi alle gare, a Luigi che mi ha dato parecchi consigli, ed a tutti gli orange che quel giorno hanno avuto una parola di incoraggiamento per me.