Strasimeno Ultramarathon (Strasipiùomeno!!! resoconto – sempre semiserio – dell’ultramaratona del Lago Trasimeno)

di Giuseppe Di Giorgio, 09/03/2010

 

Salve orange, eccomi di nuovo a commentare un’altra sgambettata che mi sono fatto con alcuni compagni di avventura.

Reduce da una Roma-Ostia non troppo felice, condizionata da un calo di zuccheri che mi ha fatto annebbiare la vista un paio di volte (tutto per colpa mia, il giorno prima mi ero fatto 10 km di allenamento a ritmo sostenuto – almeno per me -, la mattina della gara avevo praticamente digiunato e ho avuto anche la bella idea di recarmi alla partenza di corsa direttamente da casa, quindi con un aggravio di 7 km e dulcis in fundo sono partito a tutta birra, tutti errori che si pagano) non vedevo comunque l’ora di farmi questa ultramaratona, anche per riprendermi un po’ psicologicamente.

Come al solito non mi riesce di dormire bene e quindi alla fine ho accumulato solo 4 h e mezzo di sonno, mi alzo alle 5 di domenica mattina, stavolta mi forzo di mangiare, riempio la sacca (quella della Roma-Ostia è perfetta!) con mezzo armadio di magliette che potrei aprire un negozio ed alle 6 parto.
Fuori, manco a dirlo è fresco, sull’autostrada mi dà temperatura – 4 gradi, vabbè mi dico, poi farà più caldo; arrivo come al solito in ritardo, alle 8 e 30 (la partenza è alle 9 e 15) cerco il mio pettorale che fortunatamente ha già ritirato il buon Luigi assieme al grande Elio; prendo tutto e mi cambio in auto ma faccio l’errore di farmi ingannare dal bel sole e dal fatto che non sono freddoloso (è una splendida giornata) e mi metto solo una maglia a mezze maniche sotto la canotta orange e pantaloni corti, mentre la maggior parte del persone ha maniche lunghe, berretto, guanti e pantaloni lunghi.

Mi accorgerò dopo che il vento di Ostia ci ha seguito fino a qui ed ha fatto pure una bella cura ricostituente visto che ci flagella dal primo all’ultimo chilometro ed è veramente pungente oltre che molto forte e fastidioso e soprattutto contrario! (in alcuni momenti sembrava che invece di correre facessi il moonwalk, dato che le gambe si muovevano ma andavo quasi indietro invece che avanti).

Comunque si dà lo start e si parte, Luigi e Francesco vanno subito avanti, io mi sono imposto di non partire veloce e di mantenere un passo che mi faccia arrivare alla fine; la prima parte della gara un po’ mi delude perché del lago non si vede nulla, il percorso è distante dalla riva ma dopo mi rifarò perché poi si correrà con un paesaggio molto bello.

Dopo un po’ arriva la pacca sulla spalla che non manca mai, è Christian che mi saluta e mi supera, è sempre un piacere avere la sicurezza che ci sarà quella pacca in ogni gara, e anche se poi ti lasciano indietro sei contento lo stesso perché comunque è un compagno di squadra, un amico, uno che condivide la tua passione (io almeno la penso così).

Arrivo al 30 km e alla maratona (che chiudo in 4 e 15 lo stesso tempo di Roma di un anno fa, ma qui mi mancano ancora 16 km) senza problemi nonostante il vento proprio ce la metta tutta per fermarmi ed in effetti un po’ di freddo lo ho anche perché girando alla media di 6 e 30 al km non mi sto scaldando tanto; le varie salite che incontro non mi danno noia (rallento che problema c’è!); ah dimenticavo al 35 km ho adottato la tecnica del chilometro “sabbatico” come lo chiamo io che consiste nel corre 5 km e farne uno a passo più lento per riprendersi.

Sulla strada siamo sempre meno atleti perché molti si sono fermati ai traguardi che hanno scelto dei 15, 21 o 42 km; allo stop della maratona incontro un ragazzo ligure che mi chiede di farci un po’ di strada insieme e accetto, un po’ di compagnia e due chiacchere non fanno male verso la fine (mancano sì ancora dei km ma il pìù mi dico che è fatto) e lui accetta subito di adeguarsi al chilometro sabbatico! Verso il 48° km ad un ristoro riprendo Luigi e facciamo un pezzo anche con lui e si chiacchera ancora, un vero piacere; poi allunghiamo un po’ io ed il ligure e facciamo tira e molla con un tale che poi scopro essere Aureliano (imberrettato non lo avevo riconosciuto), di nuovo si chiacchera e ci si sprona a vicenda (nel frattempo il ligure è rimasto indietro e lo perdiamo), abbiamo anche rallentato un po’ ma il tempo non è un mio problema mi sto davvero divertendo ed è per questo che sono qui.

Al km 53 Aureliano mi dice di allungare (si fa per dire) e così lo lascio e mi ritrovo da solo, siamo verso la fine, non so perché ma mi immagino che l’arrivo sarà in salita e ci indovino, quindi mi faccio l’ultimo pezzo in piano di corsa e la salita finale di buon passo: chiudo a 6 h e 16, sono soddisfatto anche se mi sarebbe piaciuto stare sotto le 6 h, l’anno prossimo vedremo, perché alla fine è sempre così si pensa già alla prossima gara forse perché sono un po’ matto ma a quanto pare di matti (nel senso buono del termine, spero che nessuno si offenda) in canotta orange ce ne sono 600! E la maratona di Roma incombe……….