Ecomaratona dei Marsi (Là dove osano le aquile)

di Giuseppe Di Giorgio, 13/05/2010

Ecomarsi

 

Là dove osano le aquile (ovvero come rimanere senza fiato e per di più felici)

Signori della corte sarò breve!, si nel senso che mi sono reso conto che forse i miei resoconti sono un po’ lunghetti (ma alla fin fine lo sono pure le gare) e quindi cercherò di limitarmi per non farvi venire il latte alle ginocchia (per questo bastano già le varie corse no?).

Quindi vi racconto in breve la mia seconda esperienza all’Ecomaratona dei Marsi del 9 maggio scorso; già nel 2009 avevo affrontato questa gara incredibile ma all’epoca ero inconsapevole di cosa fosse un trail (e l’ho scoperto a mie spese).

Con me sono venuti il grande Elio e gli altri caparbi che rispondono ai nomi di Luigi, Pietro, Francesco.

Parto alle 6 di mattina (sempre dopo aver dormito solo 4 h) sull’autostrada fredduccio (3, 4 gradi) e molta nebbia.
Arrivo verso le 7 e 45 ritiro pettorale e pacco gara e mi unisco ai mie prodi per commenti e battute; nel frattempo la giornata si manifesta in tutta la sua bellezza, un tempo perfetto (più avanti anche caldo).
Ore 8 e 30 si parte dalla piazza del comune, il percorso è sulla distanza della maratona con i primi km leggeri che ti portano fuori dal centro abitato fino a tornarci al 16 km dove si ferma chi ha scelto di fare l’abbinata Archeorun; noi invece si prosegue e comincia il bello.

Rispetto allo scorso anno sono tranquillo, so cosa mi aspetta e sono pronto a tutto (nel 2009 ci fu freddo e neve in cima!!) e comunque come sempre l’obiettivo è divertirsi e riportare la pellaccia a casa. Il percorso è spettacolare con qualche variazione rispetto alla volta scorsa ma la sostanza non cambia: ci aspettano una serie di picchi che ci vorrebbe un elicottero o una funivia per farli ed altrettante discese rese “simpatiche” da milioni di pietre e foglie bagnate che come sbagli a mettere il piede rischi di arrivare giù a tempo di record (ma poi ci vuole qualcuno che abbia le istruzioni per rimontarti!!). Naturalmente corro dove posso e cammino dove la pendenza è praticamente un muro, in discesa più di tanto non posso recuperare perché correre è rischioso e comunque le gambe sono abbastanza affaticate dalle salite; rispetto alla volta scorsa in cui ero quasi al pianto ed alla disperazione nel vero senso della parola stavolta sta andando veramente bene (la cosa buffa è che in una delle salite incontro un ragazzo, veramente provato, che si lamenta esattamente come avevo fatto io nel 2009 dicendo “non me lo aspettavo, è assurdo, chi me lo ha fatto fare, sono matti!!!); fortunatamente i ristori qui sono davvero delle oasi (fatti molto bene per altro) perché la fatica è tanta.

Arrivati alle cime più alte (circa 1700 mt) c’è un vento pungente ma non lo si sente perché lo spettacolo del paesaggio è da rimanere senza fiato (come ho messo nel titolo, maliziosi voi credevate che si riferisse alla fatica eh!!!).

Gran parte della corsa l’ho fatta con Francesco e un po’ ci siamo spronati e un po’ si è parlato delle prossime gare (che pazzi eh, mentre soffriamo discutiamo sulle nostre future altre fonti di sofferenza), finisco in 5 h 20 circa (pare inoltre che il percorso fosse un po’ più lungo ma fa lo stesso) ed ad attendermi trovo ogni bene, (frittate, bruschette, pasta e fagioli, salsicce, vino!!!! ma che voglio di più e poi io sono mezzo abruzzese e qui mi sento a casa!). Comunque una gara come questa è difficile raccontarla e per questo vi invito a provarla se potete, ne vale la pena, anche se ti annienta poi ti lascia veramente contento e come sempre ti dici che la rifaresti.

Bene ho cercato di limitarmi anche perché la prossima volta spero di potervi raccontare come ho fatto ad andare da Firenze a Faenza senza un mezzo a motore…………!!

Un saluto a tutti gli orange ed in particolare ai miei compagni di avventura

ecomarsia