100 kilometri del Passatore (CENTOKILOME-TRISTI??? NOOO, NOI SIAMO CENTOKILOME-FELICI!!)

di Giuseppe Di Giorgio, 02/06/2010

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CENTOKILO-METRISTI??? NOOO, NOI SIAMO CENTOKILOME-FELICI!!
(ovvero come iniziare a correre in un giorno finendo in quello seguente, sempre sorridendo)

Salve canotte arancioni, come promesso nelle righe seguenti vado a narrarvi la mia esperienza alla 100 km del Passatore 2010.

Aspettavo questa corsa da mesi e per settimane con gli altri miei compagni di avventura abbiamo animato il forum della gara nell’attesa che arrivasse, poi il giorno è arrivato!.
Sabato 29 maggio parto in treno e giungo a Firenze (il treno fa 20 minuti di ritardo ed io ho paura di non fare in tempo a ritirare il pettorale, mi dico “che devo scendere e correre da qui??”), ritiro il mio numero e mi unisco agli altri orange che si sono buttati nell’impresa ovvero: Stefano, Christian, Luigi, Francesco, Daniel. Ci cambiamo e ci avviciniamo alla linea di partenza prevista per le 15.00.

C’è una marea di gente perché questa non è semplicemente una gara, questa, almeno io la penso così, è “la gara”. Stavolta rispetto alla 100km degli Etruschi mi sono preparato sia fisicamente che mentalmente ma so che comunque non basterà, in questo tipo di gare non si possono fare previsioni, si può solo sperare di riuscire a dare il meglio; questo perché per quanto puoi allenare mente e corpo devi essere soprattutto pronto a soffrire, cosa che qui è inevitabile. Si dà lo star e partiamo, è una bella giornata ma Firenze si trova in una conca calda come un vulcano, c’è un’afa incredibile ed i primi 20 km sono davvero terribili non tanto perché bisogna affrontare la prima delle due salitone (questa ci porterà a 518 mt) ma perché l’arsura è insopportabile, l’unico sollievo è dato dai ristori e dai litri d’acqua, senza dei quali sarebbe impossibile procedere.

Faccio i primi km con i miei compagni, il primo picco è passato e c’è una discesa che porta ai piedi della seconda salita (la peggiore che parte dal km 35 e finisce al km 50, il passo della Colla). Qui proseguo per conto mio, la salita è tosta veramente, una serie di tornanti che sembra interminabile, quasi ci fosse un elfo dispettoso che finito un tornante ne aggiunge sempre un altro, ma la affronto con buon passo (ovviamente non correndo), faccio conoscenza con un tizio di Mantova e facciamo tira e molla a salire superandoci a vicenda, la mia marcia veloce equivale alla sua corsa lenta.

L’afa è sparita, si sta bene anche perché si va verso la sera, ai ristori mi fermo solo per un paio di bicchieri d’acqua e qualche biscotto; lo spettacolo di monti e colline è mozzafiato e compensa la fatica fatta, siamo un fiume di gente ed è incredibile (molti hanno accompagnatori al seguito con auto, camper, biciclette, la strada è piena e viva più che mai). Alle 20 e 50 giungo in cima al passo della Colla al km 50 a 913 mt (secondo me si chiama così perché qualcuno ha dato delle pennellate di adesivo sulla via che rendono impossibile salire!), sono a metà gara, il peggio è passato e sono soddisfatto ma non è finita; mancano ancora 50 km, ora inizia un discesone ripido che è un sollievo, cala il buio, io non ho con me torce o roba simile, sono invisibile al buio, sfrutto la luce degli altri o quella delle auto che passano, mi aiuta anche un cielo stellato ed una luna che si fa sempre più lucente (con queste Colombo ci è arrivato in America, vuoi che io non ci arrivi a Faenza???): correre al buio non vedendo quasi nulla è incredibile, a volte ti atterrisce, ma so che ci sono altri davanti e dietro a me e non mi scoraggio.

Riacchiappo il tizio di Mantova, ma lui al mio saluto si distrae e cade procurandosi un doppio crampo ai polpacci, mi fermo ad aiutarlo fino a che non si rimette in piedi e riparte con me. La discesa prosegue e fortunatamente oltre al buio della strada si attraversano anche diversi paesi, è davvero bello vedere la gente per la via che non ti conosce ma ti saluta ed incita, giungo così al km 70, la strada oramai è regolare ma anche il più piccolo accenno di pendenza è per me come salire sull’Everest dato che sono stanco, il corpo è tutto un dolore; le gambe sono abbastanza a pezzi e per evitare che facciano una riunione sindacale a proclamino uno sciopero selvaggio sul posto gli prometto che alternerò corsa a camminata veloce e proseguo così.

Al ristoro del km 80 mi raggiunge Luigi e ripartiamo insieme, alterniamo sempre corsa e passo veloce e scatta una marea di chiacchere, finire la gara con un compagno è quello che ci vuole siamo oramai svegli da quasi 24 ore e stiamo correndo da più di 11 ore!. Luigi è davvero un amico, mi incita e spinge evitando così che ceda all’ipotesi di finire solo camminando, incontriamo anche Calcaterra che in scooter fa da guida a suoi amici, ci scambiamo due parole (è il campione del mondo ma è di una umiltà e modestia incredibile, è davvero una gran persona) ed anche lui ammette che il caldo lo ha sofferto (ah ma allora è umano anche lui!!).

Al km 95 Luigi prende la volata ed io rimango indietro, sono davvero senza benzina ed ogni passo è una frustata (non so quanti muscoli ed ossa abbia l’uomo ma mi fanno male tutti!); poi mi riprendo e scopro che ho ancora forza, allora tiro e recupero Luigi 800 mt prima del traguardo, gli dico “dai finiamo questa gara”: tagliamo il traguardo insieme con uno slancio finale dopo 13 ore e 10 minuti (anche se in classifica tra me e lui risultano 2 persone, bò!!).

Prendiamo la medaglia e ci rechiamo alle docce e poi al dormitorio, qui sembra un ospedale da campo, c’è chi si fa fare massaggi, chi dolorante chiede iniezioni ma anche purtroppo chi sviene nella doccia: è così, questa gara ti dà tanto ma ti chiede lo stesso (non per niente il mantovano mi ha detto che la chiamano l’olimpiade dei pazzi o roba simile).

Dopo circa 2 ore di sonno ci alziamo per recarci in stazione, incontriamo Francesco e Daniel, ci dicono che anche loro si sono ritrovati verso la fine e si sono incoraggiati gli ultimi kilometri (gli orange, tutti uguali!).

Questo è tutto, saluto tutti i miei compagni di avventura, come sempre per me abbiamo vinto tutti solo per il fatto di averci provato, siamo tutti centokilome-felici!: Stefano ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, ha dimostrato di essere di altissimo livello, Christian ha avuto qualche problema ma non dubito che avrebbe fatto comunque un risultato ottimo anche lui che è di casa sulle grandi distanze, Francesco è la persona più ostinata che conosca, finisce le gare in ogni condizione ed ad ogni costo, Daniel alla sua prima 1unghissima distanza non ha battuto ciglio ed ha concluso benissimo (io alla mia prima 100 km ero quasi al pianto ed alla disperazione), Luigi è un treno, non si ferma mai, lo seguirei in capo al mondo, lo ringrazio più che mai perché è un compagno di squadra leale e generoso.

Ringrazio come sempre la Podistica Solidarietà che mi dà queste occasioni, ciao orange, ci risentiamo, se vorrete, per la Pistoia-Abetone.