Terminillo Skyrace (Abbiamo toccato il cielo con un dito…..E due scarpe!!!)

di Giuseppe Di Giorgio, 14/06/2010

 

trioterminillo

 

Arieccolo questo qua direte voi!
Eh si avete ragione ma come avrete capito scrivere mi piace e mi riesce facile come correre (che poi entrambe le cose mi riescano anche bene, beh questo è tutto un altro paio di canotte!).
Comunque il fatto è che dopo aver fatto una bella faticaccia farci un resoconto sopra, mentre si sta spaparanzati e comodi a casa, ha un gusto tutto particolare no?.

Comunque cominciamo con ordine; mentre l’incredibile marea orange domenica mattina del 13 giugno, sfidando l’afa cittadina invade e colora la zona EUR della capitale (complimenti a tutti davvero) io e qualche altro desaparecidos decidiamo di andare a trovare refrigerio in quel di Rieti sul monte Terminillo.

I mie compagni sono: la leggenda Elio (Elio ha corso ovunque, secondo me ha corso anche sulla Luna e su Marte solo che lui non se lo ricorda talmente ne ha fatte tante), Pietro (un incrollabile, sempre presente in queste arrampicate, andate a vedere un po’ che “scampagnata” si va a fare a fine mese!!), Aureliano (che te lo ritrovi lì venuto dal nulla, anche lui gran macinatore di chilometri ed amante di gare “allegre”); ah durante la corsa ho scoperto che c’era un altro orange, di recente entrata nel nostro gruppo mi dice (oggi corre senza pettorale), gli chiedo scusa perché non ricordo il nome ma lo saluto e spero di rivederlo.

Il viaggio lo faccio con Pietro, ci incontriamo alle 6 e 30 di mattina e partiamo, lungo la strada parliamo naturalmente di gare passate, presenti e future fino a che non arriviamo a Lisciano, luogo della partenza.
Qui ci prepariamo, ritiriamo pettorale e pacco gara ed incontriamo Elio; è abbastanza contrariato perché non ha il certificato medico con sé e non gli danno il pettorale con il numero (ma lui è “la leggenda” non ha bisogno di numeri, lui i numeri li fa!), facciamo la foto di gruppo e commentiamo la giornata che ci aspetta, la gara non si presenta facile mi dicono ed anche l’organizzazione è puntigliosa per questo (per il fatto dei certificati) giustificandosi con il fatto che si tratta di un trail “estremo” (sul momento mi sembra una definizione esagerata ma poi mi ricrederò), di lì a poco arriva Aureliano e salutiamo anche lui.

Alla partenza siamo circa 130 persone come avviene in queste gare siamo 4 gatti quindi.
Ah avevo detto che ero venuto qui per cercare refrigerio ma evidentemente non devo essere stato ascoltato visto che se da un lato la giornata è ottima, dall’altro ho caldo da fermo, il sole già picchia.

Ore 9 e 30 si dà lo start, la partenza è in salita e, guardà un po’, lo saranno anche i successivi 15 km!!, l’unico modo per vedere una discesa è girarmi al contrario e vedere la strada da dove sono venuto.

Il primo tratto è di asfalto e poi cominciamo ad addentrarci per sentieri veri e propri; come detto fa caldo e l’unica fortuna è che tutta una prima parte del percorso è immersa in un bosco dove gli alberi formano un tunnel che garantisce un’ombra benvoluta.
Il percorso si fa impegnativo, tutto fogliame e pietre e la pendenza aumenta progressivamente, correre per me è quasi impossibile (non tanto per la stanchezza delle ultime gare ma proprio perché qui è dura) ma cerco almeno di marciare veloce (ma anche questo durerà poco).

Ci addentriamo nella faggeta, la luce del sole filtra tra i rami degli alberi, è uno spettacolo, a parte i primi più veloci per il resto sembriamo una scia di formiche incolonnate che salgono.
La salita prosegue fino ad una valle anch’essa davvero incantevole, lungo il percorso ci sono dei ristori che a dire la verità sono davvero scarsi, solo acqua e pezzi di banana (vabè, come dicono in Islanda, “mica semo venuti pe magnà!”, però qualche cosa in più sarebbe stata gradita).

Si prosegue e si sale ancora fino ad una sorgente d’acqua che è davvero un piacere assaporare, fresca come non mai ora vale più dell’oro; mi fermo, riempio la mia bottiglietta e guardo in alto un po’ atterrito: mi aspetta una salita terrificante, vedo le minuscole sagome di quelli che sono già saliti, questi sono i sentieri del C.A.I. (Club Alpino Italiano direte voi anche se secondo me vuol dire Cocciuti Arrampicatori Incalliti!).

 

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Riparto e mi arrampico nel vero senso della parola, la pendenza è tale che mi devo aiutare con le mani in alcuni punti e poco ci manca che le ginocchia mi sbattano contro il mento, molti infatti hanno le bacchette da escursione che naturalmente qui sono di aiuto, in più è un tratto scoperto e il sole si diverte a metterci del suo.
Si arriva sulla cresta del monte e qui non trovo le parole per descriverlo ma ci provo, ai lati c’è neve ghiacciata, e la cresta è davvero tale: stretta ed insidiosa con rocce taglienti dappertutto (in confronto la cresta della montagna dove si è allenato Rocky in Russia sembra un campo da tennis); in alcuni tratti le guide alpine ci indicano le corde a cui sostenerci, queste servono non tanto per aiutare il cammino ma per evitare di finire di sotto allo strapiombo dato che in alcuni punti se metti il piede in fallo e non stai attento questa potrebbe diventare la tua ultima gara.

Superato questo tratto si arriva in vetta, poi una piccola discesa altra salita ed inizia la discesa finale: ma questo è un trail, la discesa non è rapida ma ripida (ma tu guarda un po’ una vocale come ti cambia la vita!) tutta pietre e buche, io non sono preparato tecnicamente e me la faccio con molta cautela cercando di evitare le storte (anzi di ridurle visto che qualcuna ci scappa, fortunatamente senza conseguenze), il tempo che ho perso nella salita di certo non riesco a recuperalo qui.

Si arriva poi ad un tratto di sterrato, con le ultime curve, naturalmente io (ma non sono il solo) toppo ad un bivio, perdo i segnali e questa volta allungo (fortunatamente non di tanto), rientro nel percorso ed incontro uno dei ragazzi che fa da controllo del traffico sulla strada e che dice che ha provato inutilmente con un grido a dirmi che mi stavo sbagliando ma io sento solo il richiamo della foresta!!, comunque a raffica gli domando “che ho sbagliato?, che ho allungato? che è finita?”, mi risponde un si per tutte e tre le domande.

Ultimo tratto, piccola collinetta in discesa con crampetto annesso che mi passa subito ed arrivo finale sul circuito del campo sportivo.
Aureliano è arrivato già da un po’ prima di me, poco dopo arriveranno anche Pietro ed a seguire Elio (è sconvolgente, giunge freschissimo, come se non avesse fatto nulla, ho visto gente ansimare solo per essere scesi al bar a prendere un caffè!).

E’ stata davvero una gara spettacolare, alla fine pasta-party ed in più ci premiano comunque tutti con materiale tecnico e la cosa non guasta, ma la cosa principale è che come sempre si è riportata la pellaccia a casa e si è vissuto qualcosa di incredibile.

Ci ho messo un’eternità a fare questa corsa, circa 20 km in un tempo da maratona (seee magari, mi piacerebbe ma io in maratona me li sogno questi tempi!!!) eppure mi sembra sia durata solo pochi minuti a riprova che nei trail l’orologio lo puoi anche buttare perché lì conta davvero altro (forse ci avrei messo meno a salire sul palo della cuccagna, ma pali della cuccagna di 20 km non se ne trovano pare!!).

Un saluto ai miei compagni di questa giornata ed a tutta la Podistica Solidarietà, alla prossima!