Pistoia-Abetone Ultramarathon (Da Pistoia all’Abetone un po’ di corsa un po’ col fiatone!!! testa, gambe, cuore)

di Giuseppe Di Giorgio, 01/07/2010

 

Salve a tutti miei cari orange, come promesso, domenica 27 giugno, dopo qualche anno di assenza l’inossidabile Francesco ed il sottoscritto hanno riportato senza infamia e senza lode la canotta arancione in cima all’Abetone e lì la faremo rimanere a sventolare!

Ma partiamo dal principio, sabato 26 mi incontro con Francesco e partiamo in auto pronti a sciropparci circa 3 ore di traversata per giungere a Pistoia, luogo della partenza; come sempre la chiacchiera non ci manca ed il viaggio così ci vola (con Francesco poi è un piacere, ne ha di cose da raccontare visto che sono un paio di decenni che trotta a differenza di me che da poco ho superato il mio primo anno di gare). Giunti alla meta ritiriamo il pettorale e pacco gara dopo aver vagato un po’ per trovare il posto giusto dato che ci siamo persi un paio di volte causa TOM TOM, meno male che nelle gare ci sono i segnali sennò poveri noi! (ma mi perdo anche con quelli!!!).

Approfittiamo del pasta-party organizzato e ci facciamo anche un bel bicchiere di vino rosso tanto per accumulare calorie che l’indomani bruceremo; ci rechiamo quindi alla palestra che ci hanno messo a disposizione con le brande e ci prepariamo alla notte.

Qui cominciano i problemi per me, fortunatamente pochi hanno fatto la nostra scelta e sono tutti in albergo, ma non basta; Francesco ha la fortuna di crollare quasi subito mentre per me non c’è verso, tra il caldo, chi russa e gli schiamazzi dei giovani locali non riesco a prendere sonno; mi faccio due chiacchere con un ragazzo di Venezia tirando tardi e poi mi butto sulla branda a contemplare il soffitto.

Sono un po’ preoccupato, la gara non si presenta facile, è un errore pensare che avendo fatto il Passatore questa sarà meno dura solo perché è pari alla metà (calcolate che qualcuno ha scritto “meglio un Passatore che la Pistoia-Abetone”!), anzi la fatica della 100 km ancora non è passata del tutto, qui la pendenza sarà considerevole, il sole potrebbe creare problemi ed in più non sto dormendo.

All’alba ci alziamo e prepariamo, poi ci rechiamo in piazza Duomo per la partenza delle 7 e 30; ci sono almeno 1000 persone di cui circa 720 per la 50 km più altri per i traguardi dei 14 km (Le Piastre) e dei 30 (San Marcello), alcuni sono volti che cominciano ad essere noti per queste gare, come il pazzo (con un po’ di primavere sulle spalle!) che ho visto farsi la maratona di Firenze scalzo solo in pantaloncini, qui fa lo stesso!.

Si dà lo start e via, la giornata è buona perché il cielo è coperto abbastanza da risparmiarci un’insolazione anche se comunque fa caldo lo stesso; stavolta mi riprometto di correre il più possibile e di marciare solo se necessario. Facciamo un piccolo tratto dentro la città e poi cominciamo ad uscirne e di conseguenza comincia anche la salita che si accentua progressivamente, davanti a noi si spalanca l’infinito; i primi 20 km vanno via abbastanza bene, ci sono vari tornanti che fanno venire il mal di testa ed il percorso è poco coperto con caldo fastidioso, la salita è comunque impegnativa, la piccola discesa dopo il km 14 è poco accentuata e quindi non recupero più di tanto; fortunatamente i ristori sono frequenti e mi abbevero come un cammello ad ognuno di essi tanto che mi spuntano due gobbe che mi rendono ancora più difficoltoso salire.

Dopo un po’ si manifesta un problema che temevo: la tibia destra che da 2 settimane mi dà problemi ha pensato bene di crearmene anche oggi e comincia a dolermi, tengo duro fino al km 30 dove giungo in circa 3 ore ma lì il dolore diventa davvero forte e comincio a zoppicare.

Nel frattempo il gruppo si dirada, molti si sono fermati ai traguardi minori e la tentazione di seguirli c’è ma la combatto solo che ad un certo punto sento una voce che rimbomba tra i monti, è l’Abetone che mi dice “Fantocci, si arrendi!, non ce la può fare!”; l’idea di fermarmi non mi passa per l’anticamera del cervello, ma non perché sono ostinato ma perché il cervello l’ho disattivato e quindi la relativa anticamera non si apre nemmeno! (scherzo, anzi oramai per me le corse sono al 60% un fatto mentale e al 40% un fatto fisico, se gestisci bene le poche forze che hai, arrivi comunque, se invece non ragioni è finita). Però il dolore continua e quindi non mi resta che cominciare a marciare veloce per qualche tratto ogni tanto, quando la pendenza è davvero da incubo e comunque spostando il peso tutto sulla gamba sinistra che sicuramente è ben contenta di sobbarcarsi anche il lavoro della collega!.

Il percorso è bello e mi distrae dai problemi, stiamo correndo comunque tra monti e alberi che danno anche un fresco piacevolissimo, ogni tanto si passa in qualche paese e la gente saluta, anche se non c’è un grandissimo entusiasmo, mi aspettavo di più. Siamo alla seconda parte della corsa, la peggiore, con una salita interminabile e sempre più insidiosa, sono tanti quelli che come me variano il passo per recuperare perché fino al km 50 di discese non se ne parla, nemmeno a pregare in assiro-babilonese (diamine ho fatto un corso apposta e non serve a nulla!).

Passo l’ultimo ristoro, ed un ragazzo dello staff mi fa “sali?”, ed io rispondo scherzando “sono 45 km che salgo, non basta!”. La fine, non la mia eh (ci speravate, così non scrivo più), si avvicina, faccio piccoli sprint fino all’ultimo finale che mi porta al traguardo, sono esausto ma come sempre soddisfatto per aver terminato ed aver ancora una volta vissuto sensazioni incredibili.

Al ritorno in macchina io e Francesco dopo esserci ripresi riattacchiamo a chiacchierare e ci elenchiamo i rispettivi acciacchi (sembriamo i due vecchietti dei Muppets Show): lo saluto e lo ringrazio, per me è stato un gran compagno di avventura e mi ha messo a disposizione la sua grande esperienza, sicuramente altre gare ci vedranno insieme.

Mi congedo anche da voi canotte orange ma temo che vi sarete abbioccati alla decima riga!, scusate se sono lungo (non solo nei tempi) ma è più forte di me, in futuro cercherò di “zipparmi”; ci risentiamo, se vorrete, per la 50 km del Gran Sasso. A presto!

P.S. la frase tra parentesi del titolo mi ha detto Francesco che era scritta lo scorso anno ad un curva, io penso che renda bene cosa sia la corsa, voi no?